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Mandarino (Citrus deliciosa)

vaso 22, h. cm. 60/80

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Guida messa a dimora alberi da fruttaSchema piantagione alberi da fruttoPiantagione Piante da frutto
Scarica la nostra guida, ricca di consigli per la messa a dimora e gestione degli alberi da frutta!
Nota: L'aspetto della pianta inviata potrebbe leggerrmente differire rispetto alla foto campione pubblicata, sia per la stagionalità (presenza/assenza di foglie), sia perchè nel mondo vegetale ogni esemplare è ovviamente unico.

Originario della Cina, fu introdotto nel 1805 dapprima in Inghilterra e successivamente a Malta dall'inglese Abraham Hume, per poi giungere nel 1810 in Sicilia, grazie al Prof. G. Tineo, che lo fece piantare nell'Orto Botanico di Palermo.
Nel 1816, il Marchese Ruffo fece portare una pianta di mandarino nel suo giardino di Capodimonte a Napoli, dove venne descritta nel 1840 da Michele Tenore, direttore dell'Orto Botanico di Napoli.
Pianta abbastanza vigorosa, dal portamento rotondeggiante e con chioma espansa, produttiva ma con tendenza all'alternanza di produzione.
Ha foglie piccole, strette e lanceolate.
I fiori sono bianchi, piccoli e profumati, distribuiti sui rami singolarmente.
Frutto di media grandezza, di forma oblata (rotondeggiante depresso ai poli).
Buccia sottile di colore arancione a maturazione, poco aderente agli spicchi.
La polpa è arancione-rossastra, succosa e profumata con numerosi semi.
Maturazione dei frutti precoce, fra novembre e gennaio.
Esiste una mutazione gemmaria, la "Avana apireno", che è quasi del tutto priva di semi.
Il mandarino comune appartiene alla famiglia delle Rutacee, al genere Citrus ed alla specie nobilis.
È un piccolo albero robusto con chioma espansa, alto fino a 4 m, gli unici rami spinosi sono i succhioni; le radici sono fittonanti e si sviluppano in profondità. Le foglie sono sempreverdi, di forma variabile da ovato-oblunga ad ovato-lanceolata, più piccole di quelle dell’arancio dolce, profumate, di color verde vivo e con un picciolo leggermente alato. I fiori sono di piccole dimensioni, profumati, di colore bianco, singoli o riuniti in piccole infiorescenze. L’impollinazione è entomofila, operata dalle api e da altri insetti pronubi.
Il frutto è una bacca di piccola pezzatura, detta anche esperidio, tondeggiante e più o meno appiattita, con una buccia liscia, sottile, ricca di oli essenziali, che si stacca facilmente dall’endocarpo e di color arancione. L’endocarpo è suddiviso in diversi spicchi delimitati da sottili pareti membranose contenenti la polpa succosa, dolce, arancione e profumata. I semi sono piccoli, molto numerosi, appuntiti a un’estremità e con embrione verde.

Clima e terreno
Il mandarino, come tutti gli agrumi, preferisce i climi temperati caldi, l’ambiente ideale è il bacino del Mediterraneo; in termini di resistenza al freddo è inferiore soltanto agli aranci amaro e trifogliato. Le temperature inferiori allo zero possono danneggiare gli alberi; la pianta vegeta senza problemi con valori termici compresi tra 13 e 30 °C, mentre al di sopra dei 40 °C si verificano danni da alte temperature. L’albero preferisce gli ambienti in pieno sole, però riparati dai venti che possono provocare rottura dei rami e disseccamento delle foglie dei giovani germogli, altrimenti bisogna costituire delle barriere frangivento. Il mandarino predilige i terreni sciolti, di medio impasto, profondi, fertili, ben drenati, con pH vicino alla neutralità e con un buon contenuto di sostanza organica cosicchè il suolo sia ben areato; mentre rifugge quelli compatti, calcarei e salini.
È una specie originaria della Cina meridionale, in Italia è coltivato prevalentemente in Sicilia e Calabria.

Tecniche di coltivazione
Le distanze d’impianto variano in base alla vigoria del portainnesto, nel caso dell’arancio amaro e del citrange i sesti sono di 5-6 X 4-5 m, mentre col ponciro sono di 4,5-5 X 3-3,5 m, con una densità compresa tra 300 e 740 piante/ha. La forma di allevamento adottata è il globo a chioma piena, con le branche inserite sul fusto a 40-50 cm da terra. Questo sistema facilita le cure colturali come potatura e raccolta, protegge la pianta dall’elevata insolazione e dai venti forti, ostacola la crescita delle erbe infestanti intorno all’albero grazie all’ombreggiamento e favorisce una rapida entrata in produzione in quanto necessita di poche operazioni di potatura in fase d’allevamento.
Gli interventi di potatura, effettuati manualmente ed annualmente prima dopo la raccolta, consistono nel diradare i succhioni, i rami secchi o deperiti, di sfoltire le branchette all’interno della pianta per evitare l’affastellamento dei rami, per consentire il passaggio dell’aria e dei raggi solari.
La concimazione con fosforo e potassio può essere effettuata in qualsiasi momento dell’anno mentre l’azoto va somministrato 30-60 giorni prima della fioritura ed eventualmente a luglio; nel caso di carenze di microelementi si può ricorrere alla concimazione fogliare. Durante l’estate le precipitazioni sono scarse per cui bisogna intervenire con l’irrigazione; va fatta molta attenzione alla qualità delle acque d’irrigazione perché se saline possono provocare fenomeni di fitotossicità.
Gli indici di maturazione più applicati per l’epoca ottimale di raccolta sono il colore di buccia e polpa, il contenuto in succo (33 %), il contenuto di zuccheri ed acidi ed il rapporto solidi solubili/acidi, pari a 6.

Parassiti
Il mandarino è soggetto ad attacchi di parassiti, tra i funghi i più pericolosi sono i marciumi radicali, che si instaurano in condizioni di ristagni idrici. Gli insetti maggiormente dannosi sono la mosca della frutta, la cocciniglia cotonosa, la tignola della zagara, gli afidi e l’oziorrinco; per contrastare gli insetti vengono fatti monitoraggi e campionamenti, al superamento delle soglie di intervento si possono effettuare trattamenti chimici, tenendo conto della presenza degli insetti utili.


Scheda tratta dal sito: http://www.giardinaggio.org/mandarino.asp

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Mandarino (Citrus deliciosa) http://www.vivaigabbianelli.it/617-large/mandarino-citrus-deliciosa.jpg

Originario della Cina, fu introdotto nel 1805 dapprima in Inghilterra e successivamente a Malta dall'inglese Abraham Hume, per poi giungere nel 1810 in Sicilia, grazie al Prof. G. Tineo, che lo fece piantare nell'Orto Botanico di Palermo.
Nel 1816, il Marchese Ruffo fece portare una pianta di mandarino nel suo giardino di Capodimonte a Napoli, dove venne descritta nel 1840 da Michele Tenore, direttore dell'Orto Botanico di Napoli.
Pianta abbastanza vigorosa, dal portamento rotondeggiante e con chioma espansa, produttiva ma con tendenza all'alternanza di produzione.
Ha foglie piccole, strette e lanceolate.
I fiori sono bianchi, piccoli e profumati, distribuiti sui rami singolarmente.
Frutto di media grandezza, di forma oblata (rotondeggiante depresso ai poli).
Buccia sottile di colore arancione a maturazione, poco aderente agli spicchi.
La polpa è arancione-rossastra, succosa e profumata con numerosi semi.
Maturazione dei frutti precoce, fra novembre e gennaio.
Esiste una mutazione gemmaria, la "Avana apireno", che è quasi del tutto priva di semi.
Il mandarino comune appartiene alla famiglia delle Rutacee, al genere Citrus ed alla specie nobilis.
È un piccolo albero robusto con chioma espansa, alto fino a 4 m, gli unici rami spinosi sono i succhioni; le radici sono fittonanti e si sviluppano in profondità. Le foglie sono sempreverdi, di forma variabile da ovato-oblunga ad ovato-lanceolata, più piccole di quelle dell’arancio dolce, profumate, di color verde vivo e con un picciolo leggermente alato. I fiori sono di piccole dimensioni, profumati, di colore bianco, singoli o riuniti in piccole infiorescenze. L’impollinazione è entomofila, operata dalle api e da altri insetti pronubi.
Il frutto è una bacca di piccola pezzatura, detta anche esperidio, tondeggiante e più o meno appiattita, con una buccia liscia, sottile, ricca di oli essenziali, che si stacca facilmente dall’endocarpo e di color arancione. L’endocarpo è suddiviso in diversi spicchi delimitati da sottili pareti membranose contenenti la polpa succosa, dolce, arancione e profumata. I semi sono piccoli, molto numerosi, appuntiti a un’estremità e con embrione verde.

Clima e terreno
Il mandarino, come tutti gli agrumi, preferisce i climi temperati caldi, l’ambiente ideale è il bacino del Mediterraneo; in termini di resistenza al freddo è inferiore soltanto agli aranci amaro e trifogliato. Le temperature inferiori allo zero possono danneggiare gli alberi; la pianta vegeta senza problemi con valori termici compresi tra 13 e 30 °C, mentre al di sopra dei 40 °C si verificano danni da alte temperature. L’albero preferisce gli ambienti in pieno sole, però riparati dai venti che possono provocare rottura dei rami e disseccamento delle foglie dei giovani germogli, altrimenti bisogna costituire delle barriere frangivento. Il mandarino predilige i terreni sciolti, di medio impasto, profondi, fertili, ben drenati, con pH vicino alla neutralità e con un buon contenuto di sostanza organica cosicchè il suolo sia ben areato; mentre rifugge quelli compatti, calcarei e salini.
È una specie originaria della Cina meridionale, in Italia è coltivato prevalentemente in Sicilia e Calabria.

Tecniche di coltivazione
Le distanze d’impianto variano in base alla vigoria del portainnesto, nel caso dell’arancio amaro e del citrange i sesti sono di 5-6 X 4-5 m, mentre col ponciro sono di 4,5-5 X 3-3,5 m, con una densità compresa tra 300 e 740 piante/ha. La forma di allevamento adottata è il globo a chioma piena, con le branche inserite sul fusto a 40-50 cm da terra. Questo sistema facilita le cure colturali come potatura e raccolta, protegge la pianta dall’elevata insolazione e dai venti forti, ostacola la crescita delle erbe infestanti intorno all’albero grazie all’ombreggiamento e favorisce una rapida entrata in produzione in quanto necessita di poche operazioni di potatura in fase d’allevamento.
Gli interventi di potatura, effettuati manualmente ed annualmente prima dopo la raccolta, consistono nel diradare i succhioni, i rami secchi o deperiti, di sfoltire le branchette all’interno della pianta per evitare l’affastellamento dei rami, per consentire il passaggio dell’aria e dei raggi solari.
La concimazione con fosforo e potassio può essere effettuata in qualsiasi momento dell’anno mentre l’azoto va somministrato 30-60 giorni prima della fioritura ed eventualmente a luglio; nel caso di carenze di microelementi si può ricorrere alla concimazione fogliare. Durante l’estate le precipitazioni sono scarse per cui bisogna intervenire con l’irrigazione; va fatta molta attenzione alla qualità delle acque d’irrigazione perché se saline possono provocare fenomeni di fitotossicità.
Gli indici di maturazione più applicati per l’epoca ottimale di raccolta sono il colore di buccia e polpa, il contenuto in succo (33 %), il contenuto di zuccheri ed acidi ed il rapporto solidi solubili/acidi, pari a 6.

Parassiti
Il mandarino è soggetto ad attacchi di parassiti, tra i funghi i più pericolosi sono i marciumi radicali, che si instaurano in condizioni di ristagni idrici. Gli insetti maggiormente dannosi sono la mosca della frutta, la cocciniglia cotonosa, la tignola della zagara, gli afidi e l’oziorrinco; per contrastare gli insetti vengono fatti monitoraggi e campionamenti, al superamento delle soglie di intervento si possono effettuare trattamenti chimici, tenendo conto della presenza degli insetti utili.


Scheda tratta dal sito: http://www.giardinaggio.org/mandarino.asp

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