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Tecniche e consigli per la coltivazione degli agrumi in vaso

Consigli coltivazione piante di agrumiIn questa guida sono descritte, suddivise per paragrafi, le tecniche fondamentali e tanti utili consigli pratici per la coltivazione ed il mantenimento degli agrumi.
Seguendo queste semplici linee guida, potrai avere anche tu piante rigogliose, sane e pronte a darti tanti splendidi e preziosi frutti!

1. CONCIMAZIONE
È certamente una delle pratiche agronomiche più importanti in quanto da essa dipende la giusta disponibilità di sostanze nutritive per l’apparato radicale.
Una corretta ed equilibrata concimazione mantiene ed esalta la capacità vegetativa e produttiva della pianta, evitando quegli spiacevoli sintomi di deperimento che si riscontrano in casi di mancata od errata azione degli elementi nutritivi.
La conoscenza di questa tecnica, permette di distribuire alle piante tutte le sostanze di cui necessitano per crescere rigogliose. La scelta del tipo di fertilizzante e la quantità da somministrarne, dipende sia dal fabbisogno intrinseco, sia dalla necessità di reintegrare gli apporti nutritivi che si perdono per dilavamento durante le irrigazioni. Per gli agrumi, trattandosi quasi sempre di piante sistemate in contenitori di dimensioni relativamente piccole, gli errori nella somministrazione di dette sostanze si rendono velocemente evidenti, facilitando così anche eventuali correzioni.

2. GLI ELEMENTI NUTRITIVI
Negli agrumi, come in tutti i sempreverdi, l'assorbimento di elementi nutritivi è pressoché continuo. Il maggior fabbisogno si ha nel periodo che va dall'inizio della primavera all'inizio dell'inverno, con punte più alte nel periodo primaverile.
Fra tutti i fruttiferi, gli agrumi sono le piante che più necessitano di azoto e di fosforo, ma anche di potassio, i cui massimi consumi si hanno durante la maturazione dei frutti.
Vediamo in dettaglio i singoli elementi e le loro funzioni.
L'azoto, fra tutti gli elementi nutritivi, è il più importante poiché influenza tutti i processi metabolici e favorisce la crescita delle piante. L'azoto è immagazzinato per circa il 50% nelle foglie, mentre il rimanente è suddiviso fra tronco, rami e radici. Pertanto la colorazione verde brillante delle foglie è un ottimo indicatore dello stato di disponibilità dell'elemento.
Una adeguata quantità di azoto porta anche ad una maggiore fruttificazione, mentre la sovrabbondanza tende a stimolare eccessivamente la vegetazione a scapito della produzione dei frutti e rende le piante più suscettibili ad attacchi dei fitofagi.
Il fosforo, che è immagazzinato in alta percentuale nelle radici, viene mobilitato verso la parte aerea in primavera e diventa indispensabile durante la fase riproduttiva della pianta (primavera estate), contribuendo a limitare la naturale "cascola" post-fioritura (ingiallimento e precoce caduta di frutticini).
Il potassio gioca invece un ruolo determinante sulla qualità dei frutti, aumentandone il contenuto zuccherino, la turgidità, l'aroma ed il gusto. Oltre il 40% è immagazzinato all'interno dei frutti. Fondamentale è l'apporto nei periodi estivi, visto anche che il potassio è maggiormente assimilabile nei mesi più caldi.
Anche i microelementi sono fondamentali durante il periodo vegetativo e nella produzione di fiori e frutti; fra questi il ferro gioca sicuramente un ruolo di primo piano. La sua mancanza può essere riscontrata visibilmente dall'ingiallimento delle foglie (clorosi ferrica), mentre una adeguata presenza di ferro nella concimazione produce un'intensa colorazione verde dell'apparato fogliare, che denota un ottimo stato di salute e rende la pianta meno suscettibile all'attacco di parassiti fungini.
Il magnesio, insieme al ferro, è fondamentale per la vita delle piante in quanto partecipa alla formazione della clorofilla, della quale è il costituente più importante.

3. LA CONCIMAZIONE ORGANICA
La concimazione organica consiste nella somministrazione alle piante di quei prodotti di origine vegetale o animale che, nella loro decomposizione, si trasformano in elementi necessari alla nutrizione delle piante.
Inoltre questi prodotti, decomponendosi, si trasformano in humus, elemento che migliora la struttura fisica del terreno ed è indispensabile alla vita di quei microrganismi che ne determinano la fertilità.
I concimi organici apportano alte quantità di carbonio, hanno contenuti variabili di azoto, ma scarsità di altri elementi. Questo costringe, per avere ottimi risultati, ad integrare tale concimazione con altri prodotti di origine minerale.
Fra i più comuni prodotti organici impiegati per concimare gli agrumi, ricordiamo: lo stallatico, il seme di lupino, la cornunghia ed il sangue di bue.

Lo stallatico è un concime di origine animale e vegetale, risultato della fermentazione delle deiezioni animali mescolate ai vegetali usati come lettiere (paglia ecc.). Senza dubbio il migliore è il letame equino che si trova sia allo stato naturale che essiccato in sacchi.
Ricoprire la terra del vaso con uno strato di letame evita l'eccessivo inaridimento della parte superficiale del terreno, costituisce humus e apporta modeste quantità di sostanze nutritive che penetrano nel terreno ad ogni irrigazione. È importante che questo strato di letame sia distanziato di alcuni centimetri dal tronco, per evitare che l'umidità causi l'insorgere di malattie fungine al livello del colletto della pianta.

Il seme di lupino ha un buon contenuto di azoto. Si trova sia intero sia sotto forma di farina, ma se lo acquistiamo intero prima di distribuirlo nei vasi dovremo provvedere ad una bollitura dei semi per inibirne la germinabilità. La farina o i semi di lupino vanno distribuiti lungo il bordo del vaso, lasciati in superficie e solo dopo la loro decomposizione dovranno essere leggermente interrati sempre lungo il bordo del vaso. E' importante rispettare queste indicazioni perché il lupino, nella sua trasformazione, si surriscalda notevolmente e se venisse a contatto delle radici, potrebbe danneggiarle.

La cornunghia è un ottimo concime organico ottenuto dalla triturazione di corna ed unghie provenienti dalla macellazione di animali. Apporta buone quantità di azoto, che viene ceduto gradualmente in quanto la sua trasformazione avviene molto lentamente. I tempi di cessione variano anche dal grado di triturazione del prodotto.

Il sangue di bue è commercializzato in comode confezioni sia allo stato liquido che in polvere. Ha un buon contenuto di azoto prontamente disponibile per le piante, pertanto le concimazioni con questo prodotto dovranno essere eseguite utilizzandone modeste quantità. Per le dosi da somministrare a ogni pianta si consiglia di seguire le indicazioni sulla confezione.

4. LA CONCIMAZIONE MINERALE
Questo tipo di concimazione, integrando quella organica, permette di soddisfare quotidianamente le diverse esigenze nutritive, soprattutto usando concimi complessi granulari a lenta cessione, i quali cedono gradatamente nel tempo le sostanze contenute.
I fertilizzanti minerali si trovano in commercio in svariate forme e composizioni. Si consiglia l'uso di concimi complessi, i quali contengono in un solo prodotto tutti gli elementi necessari alle piante. Alcuni di questi preparati si trovano liquidi o in polvere e vanno diluiti o sciolti in acqua. Questi prodotti sono di pronto effetto, ma hanno una breve persistenza nel terreno, per questo gli interventi dovranno essere molto frequenti. Nel periodo di maggiore esigenza nutrizionale la cadenza di somministrazione sarà settimanale.
Altri preparati in forma granulare hanno una maggiore persistenza e vanno distribuiti mensilmente in dosi all'incirca di 1-2 grammi per ogni litro di volume del vaso.
Inoltre negli ultimi anni l'industria ha messo in commercio altri tipi di fertilizzanti solidi, che si distinguono dai precedenti per il fatto che i granelli sono rivestiti da una pellicola che permette una cessione degli elementi nutritivi ancora più lenta, evitando così pericolosi eccessi e permettendo interventi meno frequenti. Usando questi prodotti la dose per litro del volume del vaso salirà a 4 grammi ma sarà sufficiente distribuirla tre volte l'anno, ai primi di aprile, all'inizio di luglio e a metà settembre.
Integrando la concimazione organica con quella minerale non dovrebbero manifestarsi carenze. Se però, su piante con normale vegetazione, si manifestano degli anomali ingiallimenti delle foglie che mettono in evidenza la propria nervatura, la causa più frequente è la carenza di ferro, elemento importante nella formazione della clorofilla. Questa carenza si cura somministrando alle piante prodotti a base di chelati di ferro mediante irrigazione.
Per ottenere una concimazione completa, sia dal punto di vista strutturale che chimico, si consiglia di mantenere sulla superficie dei vasi uno strato di concime organico (da distribuire a fine inverno) e di aggiungere periodicamente del concime minerale complesso.
L'unione dei due tipi di concimazione, permette di soddisfare interamente le diverse esigenze nutritive della pianta durante il corso delle stagioni.

5. INNAFFIATURA
È forse la tecnica più difficile perché l'irrigazione delle piante in vaso è soggetta ad una grande quantità di variabili e solo l'occhio attento di chi le segue può capire quando hanno bisogno di acqua. Molte persone, soprattutto coloro che, dovendo tenere le piante su terrazzi in pieno sole, hanno avuto esperienze negative, ritengono di non essere in grado di coltivare agrumi.
In realtà gli agrumi sono originari, in generale, di zone molto calde e siccitose, quindi non è sicuramente questo il problema: tutto sta nell'adeguare la quantità di acqua alla necessità della pianta.
Le ore di esposizione in pieno sole, il rapporto fra la grandezza del vaso e quella della pianta, la quantità di frutti, il tipo di zona (umida o ventilata) e naturalmente i periodi stagionali impongono quantità e frequenze differenti di irrigazione; indicativamente in estate può essere necessario irrigare tutti i giorni o anche due volte al giorno, mentre in inverno può bastare una volta alla settimana o anche meno. Una pratica utile per capire se c'è necessità di acqua è quella di rimuovere un piccolo strato superficiale di terra e verificare se il terriccio al di sotto è ancora umido.
L'osservazione delle foglie è indicativa dello stato idrico della pianta: tutto bene se alla sera sono turgide e distese, attenzione invece quando queste tendono ad appassire ed accartocciarsi: è sintomo dell'inizio di una condizione di stress idrico; non intervenendo rapidamente, si rischia, entro breve tempo, la caduta delle foglie. È da considerare anche la quantità e la qualità dell'acqua: infatti ogni irrigazione deve essere proporzionata alla grandezza del vaso (indicativamente si passa da 3-4 litri circa per vasi di diametro di 30-35 cm per arrivare a 30-35 litri per vasi da 60-70 cm) e l'acqua, meglio se piovana, non deve essere troppo fredda per non "gelare" le radici. L'acqua di acquedotto è molto clorata e quindi, prima di distribuirla alle piante, è indispensabile lasciarla per ventiquattro ore in recipienti aperti per permettere l'evaporazione del cloro.
L'uscita dell'acqua dal fondo del vaso non vuol dire necessariamente che il terriccio abbia raggiunto la saturazione idrica; può essere vero se si tiene la zolla sempre con il giusto grado di umidità,ma quando questa si secca troppo tende a restringersi lasciando spazio fra terriccio e vaso; la prima acqua che si versa se ne va dritta verso il fondo ed esce dopo poco dal foro di drenaggio. In tal caso è utile ripetere l'irrigazione a distanza di alcuni minuti anche per 2-3 volte. Per questo un breve anche se intenso acquazzone estivo raramente è sufficiente a soddisfare l'esigenza della pianta.
Nei casi in cui non è possibile annaffiare regolarmente le piante, è bene garantire loro una sorgente di approvvigionamento idrico in grado di assicurarne la sopravvivenza.
Fra i metodi più semplici possiamo consigliare di riempire di acqua un comune recipiente dove potremo immergere il vaso con la pianta, facendo attenzione che il livello dell'acqua non superi 1/4 dell'altezza del vaso.
Questo metodo è ovviamente realizzabile solo quando ci troviamo di fronte a vasi di piccole o medie dimensioni ed è una pratica di emergenza sufficiente a garantire una disponibilità idrica per 3-4 giorni; ma, appena possibile, è importante rialzare il vaso permettendogli di sgocciolare bene, per evitare rischi di asfissia e di formazioni di marciumi più o meno estesi nell'apparato radicale.
Per i vasi di grandi dimensioni, il cui sollevamento risulterebbe difficoltoso, sarebbe più opportuno installare un impianto di irrigazione a goccia con temporizzatore. Esistono in commercio impianti di facile programmazione e a costi contenuti.
Per una corretta irrigazione è indispensabile un frequente controllo delle condizioni delle piante, sia con osservazione della vegetazione, sia con verifiche dell'umidità del terreno. Come regola è importante che la quantità d'acqua distribuita sia sufficiente ad inumidire tutta la zolla. Meglio poche ma abbondanti irrigazioni che irrigazioni scarse e frequenti.

6. RINVASO
Le piante di agrumi coltivate in contenitore necessitano di periodiche rinvasature.
Questa operazione serve a dare nuova terra alle piante, che sviluppando nuove radici manifesteranno anche un rinnovato vigore vegetativo con abbondante produzione di frutti.
A differenza delle altre piante da frutto, per le quali il rinvaso viene effettuato nei mesi autunnali, cioè prima del riposo vegetativo, gli agrumi devono essere rinvasati alla fine della primavera, cioè quando la pianta è in pieno "succhio".
Indicativamente il miglior periodo per eseguire il rinvaso è giugno, che può essere tuttavia anticipato o posticipato di un mese a seconda anche delle diverse zone climatiche.
Per le giovani piante l'operazione di rinvaso deve essere eseguita normalmente ogni 2-3 anni. Non è infatti consigliabile mantenere troppo a lungo le piante nello stesso contenitore, altrimenti andrebbero incontro a una fase di progressivo deperimento dovuto all'impoverimento del terreno e alla mancanza di spazio necessario ad un ulteriore sviluppo dell'apparato radicale.
È molto importante che l'aumento del diametro del vaso sia progressivo e proporzionato alla crescita della pianta. Se ad esempio abbiamo un vaso con un diametro di 25 cm, sarà opportuno travasare la pianta in un vaso con un diametro non superiore a 35-40 cm..
Infatti adoperando vasi troppo grandi, si può andare incontro ad alcuni inconvenienti: nel migliore dei casi si avrà un eccessivo sviluppo dell'apparato radicale, con conseguente aumento della vegetazione a scapito della fruttificazione, mentre, nel peggiore dei casi, avremo un eccesso di umidità nel vaso con conseguente danneggiamento delle radici.
Nel caso di piante adulte, già in vasi di medie dimensioni, la frequenza del rinvaso può essere eseguita anche ogni 3-4 anni fino al raggiungimento del vaso definitivo che dovrebbe avere un diametro compreso fra i 70 e gli 80 cm. In questi contenitori si possono mantenere piante decisamente imponenti. Per chi invece ha problemi di spazio si può considerare definitivo anche un vaso con un diametro di 50-60 cm. Si otterranno così piante di dimensioni più contenute ma non per questo meno belle.

7. MODALITA’ DI RINVASO
Ovviamente quando le piante sono in vasi di piccole e medie dimensioni il rinvaso è di facile esecuzione; via via che le dimensioni aumentano, crescono anche le difficoltà relative all'operazione.
La scelta del vaso, che può essere sia in plastica che in terracotta, è chiaramente soggettiva.
Va però tenuto conto che il vaso in plastica, anche se più pratico, può dar luogo ad un maggiore riscaldamento del terreno nei mesi caldi e a un maggior raffreddamento in inverno. Invece il vaso in terracotta, oltre a valorizzare la pianta, ha una migliore tenuta termica e fa traspirare meglio il terreno.
Per le piante di agrumi è di fondamentale importanza garantire un ottimo drenaggio, che possiamo ottenere disponendo sul fondo del nuovo vaso materiale inerte quale pomice o argilla espansa.
Nel vaso di terracotta è opportuno ricoprire il foro di uscita dell'acqua con alcuni cocci prima di disporre il materiale drenante. Lo spessore del drenante è comunque sempre direttamente proporzionale alla dimensione del vaso.

Rinvaso in un vaso più grande
L'estrazione della pianta dal vecchio vaso è operazione delicata. Per facilitarla è importante che il terreno non sia troppo umido, in modo da mantenere la compattezza della zolla nella fase di estrazione.
Inoltre con un "pane" di giusta consistenza anche l'eventuale taglio dell'apparato radicale esterno risulterà più agevole. L'esecuzione di quest'ultima operazione diventa obbligatoria nel caso in cui le radici abbiano costituito un feltro sulle pareti del vaso tale da impedire un equilibrato sviluppo nel nuovo vaso.
Per "sbarbettare" la zolla possiamo utilizzare un comune falcetto a taglio con il quale andremo ad asportare un leggero strato di terreno attorno alla zolla. A questo punto, dopo aver predisposto il drenaggio, la pianta potrà essere collocata nel nuovo vaso. Sarà necessario mettere del terriccio sopra il drenaggio, prima di posarvi la pianta. Il nuovo terriccio dovrà essere aggiunto solo sotto e intorno alla zolla e, a lavoro finito, la base del tronco (colletto), dovrà rimanere scoperta. Durante il riempimento dello spazio tra la zolla ed il vaso, si procederà immettendo il terriccio, che dovrà presentarsi piuttosto asciutto, in piccole quantità, pressandolo man mano per evitare il formarsi di sacche d'aria che creerebbero percorsi preferenziali all'acqua di irrigazione e squilibri idrici alla pianta. Terminata l’operazione di rinvaso, si dovrà procedere ad una abbondante annaffiatura e ad una eventuale leggera potatura per riequilibrare la parte aerea al ridotto apparato radicale.

Rinvaso nello stesso vaso
Per quanto riguarda il rinvaso di piante grandi l'operazione diventa più gravosa di quella precedentemente descritta, pertanto dovremo avvalerci dell'aiuto di personale qualificato e mezzi idonei.
Il primo problema che si presenta è l'estrazione della pianta dal vaso.
Consigliamo di procedere in questo modo: avvolgere un panno intorno al fusto della pianta, per evitare sbucciature, legare ben stretta una fune formando un cappio dove infilare un palo.
Mentre due persone, ponendosi all'estremità del palo, sollevano leggermente la pianta, una terza, con leggeri colpi verso il basso sul bordo del vaso, agevolerà il distacco del vaso dalla zolla. L'operazione risulterà più facile se la zolla sarà asciutta e compatta; è quindi consigliabile evitare l'irrigazione nei giorni che precedono il rinvaso. Questo lavoro può essere effettuato anche con l’ausilio di mezzi meccanici di sollevamento o di un semplice paranco.
Sarebbe opportuno eseguire questo tipo di operazione sopra un prato, ma se ciò non fosse possibile, si consiglia di preparare sul pavimento del materiale ammortizzante (polistirolo o altro), in modo che il vaso, staccandosi repentinamente dalla zolla, non si rompa toccando terra.
Tolta la pianta dal vaso si provvederà alla riduzione della zolla. Utilizzando un falcetto o un vanghetto ben affilato, verrà asportata una porzione di terra e radici dello spessore di 5-6 centimetri, tutto intorno e sotto alla zolla. Lavato il vaso e ripristinato il drenaggio, si procederà come nel rinvaso precedentemente descritto. In questo caso però la potatura dovrà essere più drastica. Questa è l'occasione per ringiovanire le piante stimolando un rinnovo dei rami.
Non avendo disponibilità di personale e mezzi, si può comunque eseguire un parziale rinnovo del terreno anche senza estrarre la pianta dal vaso. Avvalendosi di un piccolo vanghetto ben affilato si andrà ad incidere ed asportare una corona di terreno vicino al bordo del vaso per una larghezza di 5-6 centimetri, cercando di raggiungere il massimo della profondità. Questo spazio verrà poi riempito con terriccio nuovo.
In questo caso sarà utile che la zolla sia stata annaffiata di recente per favorire la penetrazione del vanghetto. È un sistema che richiede tempo e attenzione, con il quale difficilmente si riesce a raggiungere il fondo del vaso, ma assicura anch'esso buoni risultati.

Il terriccio per il rinvaso
Gli agrumi sono piante piuttosto rustiche e longeve, che ben si adattano a diversi tipi di terreno, ma un terreno di medio impasto, costituito da torba, terra argillosa, stallatico e pietra pomice risulta essere, per le sue caratteristiche fisico-chimiche, il più idoneo.
Dal punto di vista fisico questo tipo di terreno presenta un'ottima struttura e porosità e permette un adeguato sviluppo dell'apparato radicale, mentre dal punto di vista chimico è un terreno con pH che tende ad una leggera acidità; Il valore del pH è infatti molto importante per gli agrumi.
A seconda dell'età della pianta potrà variare la percentuale dei vari componenti del terriccio da usare. Useremo quindi un substrato più leggero per le giovani piante e più pesante per piante adulte.
Il rinnovo della terra nei vasi va assicurato almeno ogni 3 anni per le piante giovani e ogni 5 anni per le piante più grandi. Se il rinvaso non è possibile va rinnovata periodicamente almeno la porzione di terra asportabile lungo il bordo del vaso.
È buona norma comunque non distanziare troppo i rinvasi, in quanto con questa operazione andremo a ripristinare anche il drenaggio del vaso, che con il tempo può essersi ridotto per il precipitare della terra trascinata dall'acqua delle irrigazioni.

8. TRAPIANTO IN TERRA
Per chi avesse una pianta di agrumi da collocare in piena terra la procedura da seguire è la seguente.
Per preparare il terreno per questo tipo di trapianto si dovrà eseguire uno "scasso"; si tratta di uno scavo di circa un metro cubo, ma se le condizioni del terreno sono buone, può essere anche di minori dimensioni. Anche sul fondo dello scasso, come nei vasi, è opportuno disporre uno strato di sassi e ghiaia come drenante; questo verrà ricoperto da uno strato di terra, precedentemente concimata, fino al livello necessario per appoggiarvi la pianta, facendo sempre in modo che il colletto non venga interrato.

9. LA POTATURA
La potatura è una delle più importanti pratiche colturali e ci permette di regolare lo sviluppo della pianta mediante un'idonea forma di allevamento. Con questa pratica si tende anche a stimolare al massimo la produttività, cercando di renderla costante negli anni e di mantenere un rapporto equilibrato fra vegetazione e fruttificazione.
La potatura si differenzia in potatura cosiddetta di allevamento, con la quale si cerca di dare una forma alla pianta ed in potatura di mantenimento, con la quale si tende a conservare la forma scelta.
Nei primi due anni di vita della pianta la potatura si limiterà principalmente all'eliminazione di quei getti ad andamento assurgente e vigoroso, detti anche "succhioni", e all'accorciamento degli altri.
In questo modo si stimolerà lo sviluppo dei rametti a crescita tendenzialmente orizzontale, favorendo così l'accestimento e limitando la tendenza, tipica degli agrumi, a defogliarsi nella parte inferiore.
Alle piante, man mano che crescono, possono essere date forme diverse oltre a quella libera o naturale, da scegliere (in base al gusto personale ed alla disponibilità di spazio) tra quelle a vaso, ad alberello o a spalliera.
Come regola generale si consiglia di svuotarle al centro per favorire la penetrazione della luce e dell'aria.
Quando le piante vengono tolte dal ricovero invernale si esegue la potatura più importante, alla quale faremo seguire un trattamento disinfettante a base di rame.
Su piante in buone condizioni si tende ad eliminare quei rametti che hanno fruttificato e perso vigore, quelli disseccati o senza foglie, e si procederà al diradamento della chioma, per permettere maggiore penetrazione della luce. Invece, per le piante che durante l'inverno hanno subito un eccessivo defogliamento si dovrà attendere la ripresa vegetativa; a questo punto gli interventi di potatura saranno di maggiore entità, al fine di ridurre la lunghezza dei rami per facilitare il ricaccio di nuova vegetazione dal basso.
Nei mesi successivi ci si limiterà all'eliminazione dei "succhioni", che tendono a formarsi più facilmente all'interno e nella parte alta della pianta. Questa operazione dovrà essere effettuata fino al termine dell'estate. Nel mese di settembre, per le piante che hanno un elevato vigore, sarà necessaria anche una potatura di contenimento. La nuova vegetazione che verrà prodotta nei mesi autunnali servirà alla pianta come riserva per superare al meglio il periodo invernale e potrà essere ridimensionata durante la prima potatura primaverile.
A differenza di altre piante da frutto, negli agrumi non è visibile la distinzione tra gemme da frutto e gemme vegetative, però si sa per certo che i rametti curvi e di minor vigore saranno proprio quelli che fruttificheranno maggiormente.
La potatura, oltre a dare forma alle nostre piante, serve a favorire la penetrazione della luce e dell'aria impedendo il ristagno di umidità. Così facendo, oltre a favorire l'attività di fotosintesi della pianta, si creano le condizioni meno favorevoli alla vita dei parassiti.

10. LA RACCOLTA DEI FRUTTI
La maggioranza delle piante produce frutti che, quando sono maturi, cadono, o comunque devono essere raccolti in un breve arco di tempo.
Invece per quanto riguarda gli agrumi, considerando anche le varietà rifiorenti, si hanno periodi di maturazione distribuiti nell'arco dell'anno e i frutti per alcune specie possono persistere sopra la pianta per diversi mesi e talvolta anche più di un anno dopo la completa maturazione .
Non è quindi possibile dare delle indicazioni schematiche in merito alla raccolta dei frutti, perché il grande numero di specie e le molteplici varietà hanno tempi e modalità diverse di maturazione.
Dobbiamo considerare inoltre che le condizioni climatiche nelle quali vivono concretamente le piante condizionano inevitabilmente i tempi della maturazione del frutto.
Indicativamente l'omogenea colorazione del frutto è indice dello stato di maturazione, con alcune eccezioni: ad esempio il mapo (ibrido mandarino x pompelmo) è maturo in ottobre nonostante la buccia rimanga ancora in gran parte di colore verde; l'arancio "Valencia late" invece, pur avendo raggiunto una omogenea colorazione dorata già a fine autunno, arriva a completa maturazione solo in primavera. I limoni hanno una fioritura ricorrente e fruttificano quasi tutto l'anno.
Trattandosi nel nostro caso di piante utilizzate come prettamente ornamentali, la presenza del frutto sulla pianta per un periodo molto lungo è certamente auspicabile; è però importante, per avere una continua ed abbondante fruttificazione, raccogliere la maggioranza dei frutti quando sono arrivati a maturazione piena. Così facendo si indirizzerà la pianta verso una nuova fioritura, a cui seguirà la successiva fruttificazione.
Nelle piante adulte si può lasciare una carica di frutti maggiore, ma nelle piante giovani, che devono ancora svilupparsi, è consigliabile lasciare pochi frutti in quanto assorbono energia dalla pianta riducendone la crescita.

11. IL RICOVERO INVERNALE
Gli agrumi sono piante abbastanza rustiche ma sensibili al freddo; tuttavia hanno buone capacità di adattamento a diversi tipi di clima ed è possibile coltivarli anche in zone ritenute difficili per la loro sopravvivenza. È vero comunque che gli agrumi devono essere in qualche modo protetti durante il periodo invernale e necessitano di ricoveri idonei per sopravvivere alle gelate. Nelle zone dove l'inverno è più mite e la temperatura scende raramente sotto lo zero, può essere sufficiente la semplice copertura di una tettoia a salvaguardia della pianta dalle brinate. In presenza di condizioni climatiche più rigide, diventano invece indispensabili strutture e soluzioni più sicure, tali da prevenire quel fenomeno detto di "lessatura della foglia", che viene determinato dal gelo.
È in ogni caso importante esporre le piante a Sud o ad Ovest, perché in tal modo saranno protette dai venti di tramontana e potranno usufruire di un maggior numero di ore di sole.
Una soluzione innovativa, che ha dato ottimi risultati, è la copertura delle piante, anziché con la plastica, con il telo di "tessuto non tessuto", che, unito ad un comune "canniccio", garantisce una resistenza al freddo fino ad alcuni gradi sotto lo zero. È molto importante coprire anche il vaso per evitare un eccessivo raffreddamento del terreno con conseguente danno dell'apparato radicale.
Nelle regioni con inverni molto rigidi le soluzioni che danno migliori garanzie sono il ricovero delle piante in serre, in verande o in stanze luminose, coadiuvate da un semplice riscaldamento antigelo.
È stato costatato comunque che durante i periodi più freddi, per il fatto che le piante non sono in vegetazione e non necessitano quindi di molta luce per espletare le proprie funzioni metaboliche, è possibile mantenerle anche in ambienti poco luminosi.
Sono invece da evitare i locali eccessivamente riscaldati. Può sembrare un controsenso, ma non lo è. Quando il termosifone è acceso, infatti, l'aria diventa troppo secca e quindi quasi tutte le varietà di agrumi tendono a perdere le foglie; fa eccezione il calamondino (Citrus madurensis) che meglio sopporta il caldo secco degli appartamenti.
In una serra fredda di piccole dimensioni, dove non è previsto alcun tipo di riscaldamento, può essere sufficiente, per mitigare la temperatura, installare delle comuni lampade ad incandescenza da posizionare alla base delle piante.

12. LA LOTTA ANTIPARASSITARIA
Anche le piante di agrumi possono ammalarsi e in questi casi è importante riconoscere i sintomi e intervenire tempestivamente. Tra le malattie riteniamo che le più frequenti siano il mal secco e il marciume del colletto; per quanto riguarda i danni da fitofagi ci soffermeremo in particolare sugli afidi, l'aleirodidi, le cocciniglie, la minatrice e il ragnetto rosso. Qui di seguito faremo una distinzione tra vere e proprie malattie e danni determinati dai fitofagi.

MALATTIE
Con il termine "malattia" si intende una manifestazione visiva che rende la pianta diversa dai canoni ritenuti normali nell'aspetto, nella forma o nella funzionalità di interi organi. Essa può essere causata da fattori biotici come batteri, funghi, nematodi, virus e organismi virus-simili, o da fattori abiotici come condizioni ambientali avverse, difetti nutrizionali e genetici, pratiche colturali non adeguate, improprie applicazioni con prodotti fitosanitari.
Il clima riveste un'importanza fondamentale tanto che in regioni aride e semiaride molte patologie non sono diffuse perché il loro agente causale, se occasionalmente introdotto, non riesce a determinare l'infezione o a sopravvivere. È molto più probabile che le malattie insorgano in regioni con estati piovose che in quelle con solo inverni piovosi.
Per quanto riguarda la terapia è bene ricordare che l'uso dei prodotti chimici deve essere considerato solo come aiuto al contenimento del problema: bisogna innanzitutto individuare le cause che lo hanno determinato e, se possibile, prontamente rimuoverle. Molte malattie dell'apparato radicale sono determinate da ristagni idrici: è inutile trattare con il fungicida somministrato all'apparato radicale se non miglioriamo il drenaggio dell'acqua.
L'elenco delle patologie che interessano gli agrumi è molto lungo, ma varie malattie sono frequenti in ambienti di coltivazione diversi da quelli di nostro interesse; in base alla nostra esperienza riteniamo che le patologie più frequenti dell'agrume ornamentale siano: il Mal secco e il Marciume del colletto.

Mal secco
È determinato dal fungo Phoma tracheiphila Kanc. e Ghik. e colpisce preferenzialmente il limone, il mandarino e l'arancio amaro.
È una malattia che colpisce i vasi conduttori della pianta, pertanto, si ha dapprima un ingiallimento generalizzato delle foglie, poi un loro repentino avvizzimento e quindi il disseccamento dei rametti apicali; successivamente progredisce verso il basso interessando via via i rami più grossi e raggiungendo anche l'apparato radicale: in tal caso l'intera pianta muore.
Il "mal secco" è legato soprattutto agli ambienti a clima mediterraneo, dove l'autunno è caratterizzato da temperature ancora alte e giornate piovose. Il fungo penetra attraverso aperture naturali come gli storni oppure per ferita e si diffonde all'interno dei vasi del cilindro legnoso (vasi xilematici). Scortecciando o sezionando i rami appassiti possiamo identificare la malattia dalla colorazione rossastra dei vasi xilematici.
Come prevenzione si consiglia di evitare grossi stress alla pianta quali rinvasi in momenti non opportuni (evitare rinvasi autunnali, meglio la primavera), oppure ferite ai rami come quelle provocate dal vento: scegliere, pertanto, zone riparate dai venti. Grazie alla costante attività di ricerca sono stati selezionati negli anni dei Citrus a differente sensibilità alla malattia e questo dovrebbe portare all'individuazione e propagazione di piante non solo resistenti al "mal secco", ma che posseggano anche caratteristiche commerciali adeguate.
Come terapia si consiglia prima di tutto di asportare e bruciare i rami secchi, intervenendo subito dopo con l'uso di preparati rameici. In situazioni di rischio infettivo, quali presenza di piante malate, umidità elevate o piogge prolungate accompagnate da temperature superiori ai 15°C, è necessario agire in via preventiva con trattamenti a base di rame a partire da metà ottobre proseguendo fino a febbraio-marzo con cadenza mensile.

Marciume del colletto
La malattia è determinata dal fungo Phytophthora citrophthora, interessa tutti gli agrumi e in particolare il limone colpendo la pianta nella zona del colletto fino alle radici più grosse. Nel caso di portainnesti resistenti (per es. arancio amaro), l'infezione si arresta al di sopra del punto d'innesto.
Si manifesta inizialmente con abbondante emissione di sostanze gommose sulla superficie della corteccia colpita, mentre i tessuti sottostanti, dal cambio fino al legno, anneriscono; questi tessuti successivamente tendono a disidratarsi e a fessurarsi, mentre la gomma, che è solubile in acqua, scompare dopo abbondanti piogge.
Nella parte aerea, le piante attaccate dapprima manifestano ingiallimento delle nervature fogliari, poi disseccamenti dei rametti e infine dei rami più grossi: tutto ciò avviene in modo settoriale, in corrispondenza della zona malata.
La malattia è legata soprattutto a terreni pesanti, caratterizzati da struttura argillosa o argilloso-limosa e ad ambienti umidi o eccessivamente piovosi: l'associazione di temperature mediamente elevate (25-30°C) favorisce la crescita e diffusione del patogeno. Il funge, che vive nel terreno in radici in decadimento o altro tipo di sostanza organica, penetra attraverso aperture naturali quali lesioni suberificate del fusto o attraverso ferita e comunque, per la sua diffusione e per la germinazione delle spore (zoo-spore), ha necessità di un velo d'acqua.
L'infezione può essere portata con terreno o acque d'irrigazione infette o con attrezzi utilizzati lavorando attorno a piante malate. Come profilassi di natura agronomica si consiglia di irrigare evitando che la zona d'innesto rimanga sommersa dall'acqua e nella rinvasatura è bene che la stessa non sia a contatto diretto con il terreno. Naturalmente bisogna evitare di ferire la pianta sul tronco soprattutto durante le pratiche di ripulitura dall'erba, di rinvasatura o di interramento dei concimi.
Nei casi in cui si temano infezioni si consigliano, come terapia preventiva, la bagnatura del terreno con prodotti commerciali a base di metalaxyl o irrorazioni fogliari con prodotti a base di fosetyl di alluminio
In presenza d'infezione è bene asportare i tessuti malati e procedere nella disinfezione dei tessuti sani, circostanti il colletto, con spennellature a base di rameici o di zineb, ziram o mancozeb, ma anche di metalaxyl o fosetyl di alluminio. Stesse pratiche possono essere adottate in via preventiva.

DANNI DA FITOFAGI
Probabilmente i danni causati da insetti e acari sono quelli di maggiore interesse sugli agrumi e anche quelli che maggiormente minano l'integrità delle nostre piante.
Tra i vari fitofagi abbiamo ritenuto opportuno evidenziare quelli che a nostro avviso sono più frequenti.

Afidi
Ricordiamo il Toxoptera aurantii che è il cosiddetto afide nero degli agrumi e che in particolare attacca il limone. Si localizza di preferenza sulla pagina inferiore delle foglioline più giovani, determinandone arrotolamento e producendo abbondante melata con conseguente formazione di fumaggine. Nel periodo di formazione dei fiori e di allegagione dei frutti, in caso di forti infestazioni, può indurre colatura fioraie e cascola dei frutticini. È limitato notevolmente da temperature invernali fredde e da estati calde, e vari predatori (per es. Coccinellidi, Neurotteri Crisopidi, Ditteri, Imenotteri) ne contengono le popolazioni; si consigliano trattamenti occasionali, solo in caso di effettiva necessità, con aficidi specifici a base di pirimicarb, ethiofencarb o imidacloprid. È utile ricordare che spesso grosse infestazioni di afidi sono frutto di concimazioni azotate elevate, pertanto una moderata concimazione organica può ridimensionare il problema.

Aleirodidi
Dialeurodes citri, anche conosciuto come aleirode degli agrumi, è un moscerino giallo coperto di cera bianca fioccosa, che, a causa dell'accavallamento delle 3-4 generazioni annuali, ha praticamente uno sfarfallamento continuo dalla primavera all'autunno. Vive sulla pagina inferiore delle foglie determinando, con la suzione, forte produzione di melata e conseguente formazione di fumaggine.
L'insetto viene contenuto naturalmente dalla presenza di un imenottero parassitoide e da un coccinellide che si comporta da predatore. Solo in caso di forti infestazioni si consiglia di intervenire in giugno, luglio e agosto, contro le forme giovanili, con trattamenti a base di oli bianchi all' 1-1,5%, oppure con prodotti a base di buprofezin; dovendo utilizzare gli oli, per problemi di fitotossicità, conviene adottare un solo trattamento in luglio con formulati specifici per trattamenti estivi.
Anche nel caso degli aleirodidi una concimazione azotata moderata e una potatura tesa al contenimento della nuova vegetazione riducono drasticamente i rischi di gravi infestazioni.

Cocciniglie
Le specie di cocciniglie che possono attaccare gli agrumi sono molto numerose e una delle più comuni è la Planococcus citri, in gergo conosciuta come cocciniglia farinosa o cotonello degli agrumi; essa determina grossa sottrazione di linfa, emissione di abbondante melata e conseguente sviluppo di fumaggini. Sui frutti si localizza intorno al peduncolo ed in periodi eccessivamente caldi può indurre alla cascola. Sviluppa diverse generazioni nell'anno, soprattutto in coltivazioni sotto serra, raggiungendo comunque la maggiore densità a fine estate. È favorita da ambienti caldo-umidi, pertanto prolifica fortemente in condizioni di eccessivo infoltimento della vegetazione. Perciò al fine di evitare pesanti infestazioni è necessario sfoltire la vegetazione, ridurre la densità delle piante e limitare le concimazioni azotate.
Vi sono numerosi antagonisti naturali tra cui Neurotteri Crisopidi, Ditteri, Coccinellidi e Imenotteri anche di notevole specificità. Dovendo intervenire con lanci di insetti parassitoidi e predatori è bene farlo in maggio quando la popolazione della cocciniglia è ancora contenuta.
Quando si è in presenza di numerosi focolai di infestazione è necessario prevedere due trattamenti nell'anno (gennaio, fine agosto) con oli bianchi al 2%; solo se indispensabile, è necessario attivarli con gli esteri fosforici, meglio in inverno quando si interferisce meno verso le popolazioni degli antagonisti. Se si agisce in una fase precoce, quando sono presenti la maggior parte delle forme giovanili, è possibile usare prodotti selettivi a base di buprofezin a dosi elevate. Contro la fumaggine può essere utile aggiungere dello zineb o prodotti a base di rame.
Nel caso in cui si abbiano solo poche piante e non si voglia intervenire chimicamente, si può agire in modo localizzato asportando i frutti più grossi e più attaccati dalla cocciniglia e ripulendo il resto della vegetazione con uno spazzolino.
È bene ricordare che un buon contenimento delle formiche è fondamentale per evitare infestazioni notevoli di cocciniglia farinosa, visto che queste interferiscono in modo negativo nei confronti di nemici naturali della cocciniglia.

Minatrice serpentina
Il suo nome scientifico è Phyllocnistis citrella Stainton e probabilmente da diversi anni rappresenta il problema principale sugli agrumi. È una farfallina introdotta recentemente dai paesi dell'Asia meridionale e il danno è arrecato dalla larva, che si nutre soprattutto a spese delle foglie, scavandovi gallerie sottoepidermiche. Le foglie colpite si presentano deformate, con i lembi arrotolati verso la pagina inferiore e successivamente una buona porzione della lamina tende a seccare. Su piante giovani la continua distruzione dei tessuti fogliari limita o arresta completamente lo sviluppo vegetativo.
L'insetto compie più generazioni nell'anno e attraversa l'inverno allo stadio di larva per risfarfallare in primavera avanzata.
Essendo di recentissima introduzione non sono ancora presenti nemici naturali specifici, pertanto il controllo, se necessario, potrà essere solo di natura chimica. I fitofarmaci consigliati sono a base di imidacloprid, di flufenoxuron, di methomyl.
Si pensa che trattamenti a base di olio, alla dose dell' 1-2%, possano esercitare azione di disturbo al momento dell'ovodeposizione impedendo la fissazione delle uova sui tessuti vegetali.
Il controllo della minatrice degli agrumi mediante la distribuzione di insetticidi per via fogliare, risulta molto impegnativa, perché gli interventi devono essere ripetuti ogni 10-12 giorni dalla sua comparsa fino all'autunno.
Per facilitarne il controllo, nelle piante in vaso, è stato sperimentato e risulta efficace il trattamento eseguito utilizzando l'imidacloprid, somministrato per via radicale. Il trattamento dovrà essere praticato su piante precedentemente irrigate, a partire dai primi giorni di giugno, ripetendolo ogni 30-40 giorni.
Non volendo usare nemmeno questo sistema, essendo contrari ai trattamenti chimici e disposti piuttosto ad accettare parziali danni estetici, consigliamo di limitare al massimo la potatura nel periodo estivo, rimandandola all'autunno, quando la minatrice termina la sua attività. Con questa potatura dovrà essere asportata tutta la vegetazione danneggiata. La pianta risulterà meno rigogliosa ma potrà nuovamente rinfoltirsi con la vegetazione della primavera successiva, prima che la minatrice inizi nuovamente la sua attività.

Ragnetto rosso
Con questo nome si indicano due specie di acari, appartenenti al gruppo dei tetranichidi: il Panonychus citri e Tetranychus urticae. Generalmente il primo è di colore interamente rosso con diversa tonalità in funzione del sesso. Il secondo di colore più o meno rossastro, in funzione del periodo dell'anno e del sesso si distingue dal primo per avere due o più macchie scure ai lati del corpo.
Si nutrono entrambi della linfa della pianta a carico di foglie e frutti, deponendo continuativamente uova, che per il Tetranychus sono frammiste a fili sericei. Le foglie e i frutti colpiti manifestano decolorazioni del tessuto e, nel caso di forti attacchi, seguono defogliazione e cascola dei frutticini appena allegati.
Panonichus è più sensibile di Tetranychus alle alte temperature e alla bassa umidità relativa, tanto che possiede attività più intensa nei mesi primaverili ed autunnali. Date queste caratteristiche, sono due acari che si integrano bene fra loro a scapito dell'ospite attaccato.
I trattamenti con oli bianchi, utilizzati anche contro le cocciniglie, interferiscono sulle uova e sulle forme mobili giovanili di Panonychus, mentre non esercitano alcuna azione su Tetranychus. Pertanto, in presenza di Panonychus, l'uso di acaricidi specifici è da considerarsi solo nei casi di forti infestazioni, mentre nel caso di Tetranychus, se gli antagonisti naturali non sono sufficienti a contenerne l'infestazione, sarà utile intervenire con prodotti chimici specifici, eventualmente utilizzandone di nuovi, selettivi, a basso impatto ambientale a base di fenazaquin, fenpyroximate o tebufenpyrad.
È bene ricordare che gli acari sono stimolati da concimazioni azotate elevate inducono maggiore formazione di tessuti vegetali freschi; dall'uso eccessivo di insetticidi che interferiscono con molti organismi ausiliari antagonisti degli acari; da stress idrici che riducono l'attività biologica della pianta tendendola meno pronta a sopportarne l'attacco.
Il trattamento con prodotti a base di rame è una tecnica molto antica e diffusa. I trattamenti con questi prodotti sono indispensabili in presenza di piante malate e per prevenire la diffusione del mal secco.
Tali trattamenti, indicati nel periodo pre-fioritura ed in autunno, hanno come effetto secondario la capacità di rendere le piante meno attaccabili da parassiti. I prodotti contenenti rame provocano infatti un indurimento dei tessuti della pianta rendendola meno appetibile agli insetti.

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