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Uva Ursina (Arcostaphylus Uva Ursi)

Vaso cm. 17. h. cm. 10/20

Disponibile

14,30 € (Prezzi Iva inclusa)

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Guida messa a dimora alberi da fruttaSchema piantagione alberi da fruttoPiantagione Piante da frutto
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Nota: L'aspetto della pianta inviata potrebbe leggerrmente differire rispetto alla foto campione pubblicata, sia per la stagionalità (presenza/assenza di foglie), sia perchè nel mondo vegetale ogni esemplare è ovviamente unico.

L’Uva Ursina (Arcostaphylus Uva Ursi) è presente in tutte le zone di alta collina e montagna dell’emisfero nord. Appartiene alla famiglia delle ericaceae, che comprende più di cento generi e quasi 3500 specie, tra cui il corbezzolo, quest’ultimo con rilevanti affinità salutistiche con l’uva ursina.
Piccolo arbusto con rami prostrati, che possono raggiungere la lunghezza di un metro, dai quali crescono germogli verticali di circa 20 centimetri, sempreverde, con foglie molto carnose, verde lucido la pagina superiore, leggermente bronzea quella inferiore. In inverni particolarmente freddi, possono assumere una colorazione rossastra.
In primavera produce piccoli grappoli di fiorellini a forma di campanula, bianchi con la parte terminale rosa piuttosto marcato e, come la quasi totalità delle piante che crescono anche allo stato selvatico, i fiori sono autoimpollinanti.
Col sopraggiungere del caldo compaiono bellissime bacche tondeggianti colorate di rosso vivo, molto piacevoli a vedersi mescolate al verde lucido delle foglie. Le bacche, seppur commestibili, per l’elevato contenuto di tannini, non hanno eccellenti qualità organolettiche.
Sono le foglie che rendono unico questo piccolo arbusto. In esse sono presenti composti fenolici che comprendono un elevato numero di prodotti derivati dalle reazioni chimiche e fisiche che avvengono in un organismo.
Come quasi tutte le ericaceee, anche l’uva ursina, necessita di terreni acidi, con ph non superiore a 5.5, costantemente umidi ma perfettamente drenati. La presenza di calcare, anche in modeste percentuali (10/15%), favorisce la clorosi ferrica che impedisce l’attività di fotosintesi clorofilliana portando la pianta alla morte.
Non teme il freddo invernale e la possiamo trovare, allo stato selvatico, sulle nostre colline dai 500 metri in su ed in montagna fino oltre i 2000 metri. In luoghi particolarmente caldi ed assolati, può avere problemi di sopravvivenza pertanto è preferibile porla a dimora in luoghi semiombreggiati e freschi.

Uva Ursina (Arcostaphylus Uva Ursi) http://www.vivaigabbianelli.it/1596-large/uva-ursina-arcostaphylus-uva-ursi.jpg

L’Uva Ursina (Arcostaphylus Uva Ursi) è presente in tutte le zone di alta collina e montagna dell’emisfero nord. Appartiene alla famiglia delle ericaceae, che comprende più di cento generi e quasi 3500 specie, tra cui il corbezzolo, quest’ultimo con rilevanti affinità salutistiche con l’uva ursina.
Piccolo arbusto con rami prostrati, che possono raggiungere la lunghezza di un metro, dai quali crescono germogli verticali di circa 20 centimetri, sempreverde, con foglie molto carnose, verde lucido la pagina superiore, leggermente bronzea quella inferiore. In inverni particolarmente freddi, possono assumere una colorazione rossastra.
In primavera produce piccoli grappoli di fiorellini a forma di campanula, bianchi con la parte terminale rosa piuttosto marcato e, come la quasi totalità delle piante che crescono anche allo stato selvatico, i fiori sono autoimpollinanti.
Col sopraggiungere del caldo compaiono bellissime bacche tondeggianti colorate di rosso vivo, molto piacevoli a vedersi mescolate al verde lucido delle foglie. Le bacche, seppur commestibili, per l’elevato contenuto di tannini, non hanno eccellenti qualità organolettiche.
Sono le foglie che rendono unico questo piccolo arbusto. In esse sono presenti composti fenolici che comprendono un elevato numero di prodotti derivati dalle reazioni chimiche e fisiche che avvengono in un organismo.
Come quasi tutte le ericaceee, anche l’uva ursina, necessita di terreni acidi, con ph non superiore a 5.5, costantemente umidi ma perfettamente drenati. La presenza di calcare, anche in modeste percentuali (10/15%), favorisce la clorosi ferrica che impedisce l’attività di fotosintesi clorofilliana portando la pianta alla morte.
Non teme il freddo invernale e la possiamo trovare, allo stato selvatico, sulle nostre colline dai 500 metri in su ed in montagna fino oltre i 2000 metri. In luoghi particolarmente caldi ed assolati, può avere problemi di sopravvivenza pertanto è preferibile porla a dimora in luoghi semiombreggiati e freschi.

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