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Rosa Kronembourg

Vaso 20, h. cm. 40/50

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Guida messa a dimora alberi da fruttaSchema piantagione alberi da fruttoPiantagione Piante da frutto
Scarica la nostra guida, ricca di consigli per la messa a dimora e gestione degli alberi da frutta!
Nota: L'aspetto della pianta inviata potrebbe leggerrmente differire rispetto alla foto campione pubblicata, sia per la stagionalità (presenza/assenza di foglie), sia perchè nel mondo vegetale ogni esemplare è ovviamente unico.

Considerata non a caso la regina del giardino, la rosa è una pianta diffusa ovunque ed apprezzata per le sue splendide fioriture, che possono assumere le tonalità e le forme più diverse.

La rosa è una pianta legnosa perenne appartenente al genere Rosa, classificato nella famiglia delle Rosaceae. Il genere comprende oltre cento differenti specie: la maggior parte di esse è originaria dell’Asia, mentre meno abbondanti sono quelle native di Europa, Africa nordoccidentale ed America settentrionale. La maggior parte delle rose perde le foglie con l’arrivo della stagione autunnale, mentre alcune specie originarie delle zone tropicali e subtropicali dell’Asia sono sempreverdi.

Le rose sono piante arbustive dal portamento eretto, strisciante, cespuglioso oppure rampicante, che nel corso dei millenni sono state coltivate e selezionate per via della bellezza e della fragranza delle loro fioriture. Sembra che già nel VI secolo a.C. le rose fossero coltivate a scopi ornamentali in Medio Oriente, lungo le coste del Mediterraneo e nella lontana Cina. Esistono oggigiorno varietà di rosa diversissime tra loro: oltre al colore dei fiori, le differenze si ritrovano anche nella taglia che può essere anche di una ventina di centimetri di altezza (delle vere e proprie rose “in miniatura”) o molto grande, con esemplari rampicanti in grado di crescere sino ad altezze di 7-8 metri. La grande varietà di rose disponibili sul mercato è dovuta alla semplicità delle loro ibridazione: specie diverse possono essere infatti facilmente incrociate fra loro, generando perciò una varietà pressoché infinita di discendenti.

I fusti delle rose sono, nella maggior parte delle specie, ricoperti di spine acuminate e dal bordo affilato. La funzione di queste estrusioni del fusto è quella di ancoraggio, che consente alle rose di arrampicarsi e crescere in altezza, e di protezione dagli animali erbivori. Le foglie sono disposte in maniera alternata sugli steli, presentano una forma pinnata e generalmente un margine seghettato.
In natura i fiori delle le rose presentano generalmente cinque petali (talvolta solo quattro, come nella Rosa sericea); gli esemplari che siamo abituati a vedere nei giardini e nelle aiole spesso presentano fiori doppi, nei quali gli stami (gli organi riproduttivi maschili del fiore) si sono trasformati in petali supplementari in seguito ad una mutazione. I fiori di rosa vengono impollinati dagli insetti pronubi, come ad esempio le api ed i bombi.

Il frutto della pianta di rosa è una bacca (cinorrodo), che dal punto di vista botanico è un falso frutto, ovvero non deriva dai tessuti dell’ovario (come i frutti “veri”) ma dall’ingrossamento del ricettacolo, un’altra struttura del fiore. Nella maggior parte delle specie commerciali i cinorrodi non si formano, poiché i petali sono disposti così fittamente da impedire l’accesso agli insetti impollinatori e, quindi, la fecondazione e la produzione dei semi.

Le rose vengono coltivate in tutto il mondo come piante ornamentali per giardini, parchi e terrazzi, anche se alcune specie possono essere considerate piante da interno. Oltre alle loro qualità estetiche, le rose sono anche utilizzate per usi medicinali ed alimentari, come fiori recisi e dall’industria dei profumi per estrarre la popolare essenza di rosa. A livello paesaggistico, invece, queste piante sono frequentemente messe a dimora per creare siepi e stabilizzare il terreno.

La messa a dimora delle rose è un passaggio delicatissimo che deve essere compiuto con le dovute attenzioni: da qui infatti dipende gran parte del futuro fallimento o successo della coltivazione. Prima di tutto si deve scavare una buca semicircolare della profondità e diametro di circa 50 centimetri, ricoprendone il fondo con letame maturo. Su di esso va posto uno strato di terriccio per evitare che le radici della rosa vengano a contatto diretto con il letame; questo strato deve essere sufficientemente spesso da consentire di mettere a dimora il panetto di terra che contiene l’apparato radicale. La pianta va collocata in posizione verticale e la buca va richiusa con del terriccio universale. Il tutto va pressatobene (ma non troppo) per favorire il contatto delle radici con il terriccio; subito dopo è indispensabile effettuare un’abbondante innaffiatura.

Un aspetto molto importante, spesso trascurato, è che non si dovrebbero ripiantare rose dove sino a poco tempo prima ne crescevano delle altre. Queste piante, infatti, tendono a depauperare il terreno rendendolo povero di sostanze nutritive, con un ulteriore effetto negativo: lo arricchiscono di tossine, emesse dagli apparati radicali, che possono risultano dannose per le nuove piante messe a dimora. In questo caso è necessario attendere almeno un anno per permettere al terreno di “riprendersi” naturalmente oppure, se si intende comunque procedere con la piantumazione, i primi 30-40 centimetri di terreno devono essere rimossi e sostituiti con terriccio idoneo alla crescita.

 

La rosa è pianta che generalmente ama il pieno sole, e deve essere collocata in un luogo dove possano contare almeno su sei ore di illuminazione diretta.

Le rose in genere non tollerano le temperature troppo elevate, perciò le innaffiature e le altre pratiche colturali devono essere mirate per cercare di arginare gli effetti del caldo, che possono essere particolarmente dannosi e causare l’arresto della fioritura.
Poiché molte rose non sopportano il surriscaldamento dell’apparato radicale, con l’arrivo dei primi caldi (verso giugno) è opportuno disporre attorno al fusto uno strato di pacciamatura che trattenga l’umidità del terreno, lo mantenga fresco ed impedisca la crescita delle erbe infestanti. Lo strato pacciamante può essere ad esempio composto di corteccia sminuzzata, lapillo vulcanico, argilla espansa o erba secca.

La quantità di acqua richiesta dalle rose è strettamente dipendente dalla stagione e dall’andamento termico e delle precipitazioni. Solitamente le innaffiature possono mantenersi su frequenze bisettimanali, somministrando acqua sufficiente per bagnare il terreno sino in profondità ma non eccessivamente. Quando fa molto caldo, durante i mesi estivi, le innaffiature possono anche rendersi necessarie tre oquattro volte alla settimana, soprattutto se il terreno tende a drenare efficientemente. Durante questa operazione l’acqua non deve mai venire a contatto con la foglie, i fusti ed i fiori, perché in questo modo si possono sviluppare malattie fungine.

Le rose prediligono terreni leggermente tendenti all’acido con un pH ottimale compreso fra 6.5 e 7; normalmente possono vivere bene anche in terreni dal pH alcalino. Il substrato dovrebbe essere preferibilmente argilloso, ricco di sostanze nutritive e ben drenato. Tutte le specie e varietà di rose, infatti, non tollerano i ristagni idrici in grado di causare asfissia radicale e possibili marciumi. Nel caso il terreno non fosse sufficientemente drenato, è possibile migliorarne le caratteristiche utilizzando ghiaia,argilla espansa o sabbia per aumentarne la porosità.

La concimazione delle rose è indispensabile per supportare la crescita e la fioritura. Per questa operazione si può utilizzare del concime naturale, come ad esempio stallatico equino, compost, guano o letame bovino maturo che arricchiscono il terreno anche di sostanza organica. La fertilizzazione chimica dovrebbe invece basarsi su prodotti granulari a lento rilascio che forniscano azoto, fosforo, potassio e microelementi, da somministrare in seguito alla potatura invernale. Questa concimazione può essere periodicamente ripetuta durante l’intera stagione vegetativa.

La potatura è una pratica indispensabile per regolare e disciplinare la crescita delle rose, ma non si tratta di un’operazione semplice soprattutto per chi è meno esperto. Questa pratica va effettuata sempre prima dell’inizio della ripresa vegetativa, ed i mesi più indicati sono quelli di gennaio e di febbraio. La potatura serve a dare una forma più consona alla pianta, e deve eliminare i rami vecchi, esili o deformi; il taglio inoltre stimola la crescita di nuovi rami e ricacci basali, e consente di ridurre le dimensioni della chioma e di convogliare le energie della pianta verso un numero minore di fiori, ma più grandi e rigogliosi. Ciascuna varietà di rosa richiede una specifica potatura, perciò è bene informarsi nel dettaglio sulle pratiche necessarie.

A seconda delle diverse varietà ed ibridi, le rose presentano una sensibilità piuttosto specifica nei confronti delle malattie e dei patogeni. I parassiti più comuni sono l’afide verde, particolarmente aggressivo nei confronti dei germogli e che in caso di massicci attacchi può debilitare la pianta, ed ilragnetto rosso, che come l’afide si ciba della linfa. Molto dannosa è anche la tentredine nera della rosa, un insetto i cui bruchi si cibano delle foglie divorandole a partire dal bordo, e formando inconfondibili archetti semicircolari sulla superficie. La pianta, perdendo i suoi tessuti fotosintetici, può subire danni anche rilevanti ed è indispensabile intervenire prontamente mediante l’utilizzo di prodotti insetticidi.
Fra le malattie fungine una delle più diffuse è senz’altro l’oidio, detto anche mal bianco, causata dall’eccesso di umidità e che si manifesta con la comparsa di una muffa di colore biancastro su boccioli e germogli. La ruggine si riconosce invece per maculature color rosso mattone sulla pagina inferiore delle foglie, e talvolta anche sugli steli e sulle spine. Particolarmente dannosa è la ticchiolatura, malattia che si riconosce dalle macchie di colore nerastro bordate di giallo che si espandono progressivamente e colpiscono le foglie e gli steli. Queste malattie vanno combattute utilizzando prodotti a base di rame ofungicidi sistemici, da utilizzare sia alla comparsa dei fenomeni sia come trattamenti preventivi.
Fra i virus in grado di colpire questa pianta, da ricordare è il virus del mosaico (detto anche virus delle rose) che causa crescita stentata, alterazioni nella forma dei germogli, delle foglie e dei boccioli, e produzione di fiori piccoli, stentati e poco numerosi. Per questo virus non esiste cura, perciò le parti colpite devono essere prontamente asportate e bruciate allo scopo di impedire la diffusione del virus alle altre piante.

 

Rosa Kronembourg http://www.vivaigabbianelli.it/1220-large/rosa-kronembourg.jpg

Considerata non a caso la regina del giardino, la rosa è una pianta diffusa ovunque ed apprezzata per le sue splendide fioriture, che possono assumere le tonalità e le forme più diverse.

La rosa è una pianta legnosa perenne appartenente al genere Rosa, classificato nella famiglia delle Rosaceae. Il genere comprende oltre cento differenti specie: la maggior parte di esse è originaria dell’Asia, mentre meno abbondanti sono quelle native di Europa, Africa nordoccidentale ed America settentrionale. La maggior parte delle rose perde le foglie con l’arrivo della stagione autunnale, mentre alcune specie originarie delle zone tropicali e subtropicali dell’Asia sono sempreverdi.

Le rose sono piante arbustive dal portamento eretto, strisciante, cespuglioso oppure rampicante, che nel corso dei millenni sono state coltivate e selezionate per via della bellezza e della fragranza delle loro fioriture. Sembra che già nel VI secolo a.C. le rose fossero coltivate a scopi ornamentali in Medio Oriente, lungo le coste del Mediterraneo e nella lontana Cina. Esistono oggigiorno varietà di rosa diversissime tra loro: oltre al colore dei fiori, le differenze si ritrovano anche nella taglia che può essere anche di una ventina di centimetri di altezza (delle vere e proprie rose “in miniatura”) o molto grande, con esemplari rampicanti in grado di crescere sino ad altezze di 7-8 metri. La grande varietà di rose disponibili sul mercato è dovuta alla semplicità delle loro ibridazione: specie diverse possono essere infatti facilmente incrociate fra loro, generando perciò una varietà pressoché infinita di discendenti.

I fusti delle rose sono, nella maggior parte delle specie, ricoperti di spine acuminate e dal bordo affilato. La funzione di queste estrusioni del fusto è quella di ancoraggio, che consente alle rose di arrampicarsi e crescere in altezza, e di protezione dagli animali erbivori. Le foglie sono disposte in maniera alternata sugli steli, presentano una forma pinnata e generalmente un margine seghettato.
In natura i fiori delle le rose presentano generalmente cinque petali (talvolta solo quattro, come nella Rosa sericea); gli esemplari che siamo abituati a vedere nei giardini e nelle aiole spesso presentano fiori doppi, nei quali gli stami (gli organi riproduttivi maschili del fiore) si sono trasformati in petali supplementari in seguito ad una mutazione. I fiori di rosa vengono impollinati dagli insetti pronubi, come ad esempio le api ed i bombi.

Il frutto della pianta di rosa è una bacca (cinorrodo), che dal punto di vista botanico è un falso frutto, ovvero non deriva dai tessuti dell’ovario (come i frutti “veri”) ma dall’ingrossamento del ricettacolo, un’altra struttura del fiore. Nella maggior parte delle specie commerciali i cinorrodi non si formano, poiché i petali sono disposti così fittamente da impedire l’accesso agli insetti impollinatori e, quindi, la fecondazione e la produzione dei semi.

Le rose vengono coltivate in tutto il mondo come piante ornamentali per giardini, parchi e terrazzi, anche se alcune specie possono essere considerate piante da interno. Oltre alle loro qualità estetiche, le rose sono anche utilizzate per usi medicinali ed alimentari, come fiori recisi e dall’industria dei profumi per estrarre la popolare essenza di rosa. A livello paesaggistico, invece, queste piante sono frequentemente messe a dimora per creare siepi e stabilizzare il terreno.

La messa a dimora delle rose è un passaggio delicatissimo che deve essere compiuto con le dovute attenzioni: da qui infatti dipende gran parte del futuro fallimento o successo della coltivazione. Prima di tutto si deve scavare una buca semicircolare della profondità e diametro di circa 50 centimetri, ricoprendone il fondo con letame maturo. Su di esso va posto uno strato di terriccio per evitare che le radici della rosa vengano a contatto diretto con il letame; questo strato deve essere sufficientemente spesso da consentire di mettere a dimora il panetto di terra che contiene l’apparato radicale. La pianta va collocata in posizione verticale e la buca va richiusa con del terriccio universale. Il tutto va pressatobene (ma non troppo) per favorire il contatto delle radici con il terriccio; subito dopo è indispensabile effettuare un’abbondante innaffiatura.

Un aspetto molto importante, spesso trascurato, è che non si dovrebbero ripiantare rose dove sino a poco tempo prima ne crescevano delle altre. Queste piante, infatti, tendono a depauperare il terreno rendendolo povero di sostanze nutritive, con un ulteriore effetto negativo: lo arricchiscono di tossine, emesse dagli apparati radicali, che possono risultano dannose per le nuove piante messe a dimora. In questo caso è necessario attendere almeno un anno per permettere al terreno di “riprendersi” naturalmente oppure, se si intende comunque procedere con la piantumazione, i primi 30-40 centimetri di terreno devono essere rimossi e sostituiti con terriccio idoneo alla crescita.

 

La rosa è pianta che generalmente ama il pieno sole, e deve essere collocata in un luogo dove possano contare almeno su sei ore di illuminazione diretta.

Le rose in genere non tollerano le temperature troppo elevate, perciò le innaffiature e le altre pratiche colturali devono essere mirate per cercare di arginare gli effetti del caldo, che possono essere particolarmente dannosi e causare l’arresto della fioritura.
Poiché molte rose non sopportano il surriscaldamento dell’apparato radicale, con l’arrivo dei primi caldi (verso giugno) è opportuno disporre attorno al fusto uno strato di pacciamatura che trattenga l’umidità del terreno, lo mantenga fresco ed impedisca la crescita delle erbe infestanti. Lo strato pacciamante può essere ad esempio composto di corteccia sminuzzata, lapillo vulcanico, argilla espansa o erba secca.

La quantità di acqua richiesta dalle rose è strettamente dipendente dalla stagione e dall’andamento termico e delle precipitazioni. Solitamente le innaffiature possono mantenersi su frequenze bisettimanali, somministrando acqua sufficiente per bagnare il terreno sino in profondità ma non eccessivamente. Quando fa molto caldo, durante i mesi estivi, le innaffiature possono anche rendersi necessarie tre oquattro volte alla settimana, soprattutto se il terreno tende a drenare efficientemente. Durante questa operazione l’acqua non deve mai venire a contatto con la foglie, i fusti ed i fiori, perché in questo modo si possono sviluppare malattie fungine.

Le rose prediligono terreni leggermente tendenti all’acido con un pH ottimale compreso fra 6.5 e 7; normalmente possono vivere bene anche in terreni dal pH alcalino. Il substrato dovrebbe essere preferibilmente argilloso, ricco di sostanze nutritive e ben drenato. Tutte le specie e varietà di rose, infatti, non tollerano i ristagni idrici in grado di causare asfissia radicale e possibili marciumi. Nel caso il terreno non fosse sufficientemente drenato, è possibile migliorarne le caratteristiche utilizzando ghiaia,argilla espansa o sabbia per aumentarne la porosità.

La concimazione delle rose è indispensabile per supportare la crescita e la fioritura. Per questa operazione si può utilizzare del concime naturale, come ad esempio stallatico equino, compost, guano o letame bovino maturo che arricchiscono il terreno anche di sostanza organica. La fertilizzazione chimica dovrebbe invece basarsi su prodotti granulari a lento rilascio che forniscano azoto, fosforo, potassio e microelementi, da somministrare in seguito alla potatura invernale. Questa concimazione può essere periodicamente ripetuta durante l’intera stagione vegetativa.

La potatura è una pratica indispensabile per regolare e disciplinare la crescita delle rose, ma non si tratta di un’operazione semplice soprattutto per chi è meno esperto. Questa pratica va effettuata sempre prima dell’inizio della ripresa vegetativa, ed i mesi più indicati sono quelli di gennaio e di febbraio. La potatura serve a dare una forma più consona alla pianta, e deve eliminare i rami vecchi, esili o deformi; il taglio inoltre stimola la crescita di nuovi rami e ricacci basali, e consente di ridurre le dimensioni della chioma e di convogliare le energie della pianta verso un numero minore di fiori, ma più grandi e rigogliosi. Ciascuna varietà di rosa richiede una specifica potatura, perciò è bene informarsi nel dettaglio sulle pratiche necessarie.

A seconda delle diverse varietà ed ibridi, le rose presentano una sensibilità piuttosto specifica nei confronti delle malattie e dei patogeni. I parassiti più comuni sono l’afide verde, particolarmente aggressivo nei confronti dei germogli e che in caso di massicci attacchi può debilitare la pianta, ed ilragnetto rosso, che come l’afide si ciba della linfa. Molto dannosa è anche la tentredine nera della rosa, un insetto i cui bruchi si cibano delle foglie divorandole a partire dal bordo, e formando inconfondibili archetti semicircolari sulla superficie. La pianta, perdendo i suoi tessuti fotosintetici, può subire danni anche rilevanti ed è indispensabile intervenire prontamente mediante l’utilizzo di prodotti insetticidi.
Fra le malattie fungine una delle più diffuse è senz’altro l’oidio, detto anche mal bianco, causata dall’eccesso di umidità e che si manifesta con la comparsa di una muffa di colore biancastro su boccioli e germogli. La ruggine si riconosce invece per maculature color rosso mattone sulla pagina inferiore delle foglie, e talvolta anche sugli steli e sulle spine. Particolarmente dannosa è la ticchiolatura, malattia che si riconosce dalle macchie di colore nerastro bordate di giallo che si espandono progressivamente e colpiscono le foglie e gli steli. Queste malattie vanno combattute utilizzando prodotti a base di rame ofungicidi sistemici, da utilizzare sia alla comparsa dei fenomeni sia come trattamenti preventivi.
Fra i virus in grado di colpire questa pianta, da ricordare è il virus del mosaico (detto anche virus delle rose) che causa crescita stentata, alterazioni nella forma dei germogli, delle foglie e dei boccioli, e produzione di fiori piccoli, stentati e poco numerosi. Per questo virus non esiste cura, perciò le parti colpite devono essere prontamente asportate e bruciate allo scopo di impedire la diffusione del virus alle altre piante.

 

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