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Come piantare le viti: Scelta e preparazione del terreno, piantagione e gestione

Guida piantagione vigneto in PDFLa pianta di vite si adatta ai più svariati tipi di terreno, ma non tutte le situazioni sono in grado di permettere un ottimale sviluppo della pianta di vite e di esaltare le potenzialità produttive di un determinato vitigno.

In ogni caso vanno rispettate alcune condizioni e devono essere effettuati degli interventi per ottenere un terreno il più adatto possibile a ricevere il nuovo vigneto.

Impianto del vigneto: Scelta del terreno1. La scelta dell'appezzamento

Occorre considerare la situazione climatica ambientale e le caratteristiche del terreno che ospiterà il nuovo vigneto.

Le condizioni da rispettare, le diverse situazioni da considerare e gli interventi agronomici di base da adottare sono aspetti ormai codificati nella pratica di coltivazione della vite.

La stanchezza del terreno

Un terreno che in precedenza ha ospitato impianti arborei, in particolare di vite, può avere e quindi trasmettere al nuovo vigneto problemi di ordine sanitario.

Per ovviare a questo grave inconveniente, denominato «stanchezza del terreno», e per impiantarvi ugualmente un vigneto, un tempo si usavano prodotti chimici tossici per i nematodi e i funghi. Oggi si preferisce lasciare riposare il terreno o coltivarlo con piante erbacee (ad esempio erba medica) per alcuni anni.

In caso di reimpianto, quindi, occorre lasciar trascorrere almeno 4-5 anni per i terreni leggeri e sabbiosi e 6- 7 anni per quelli pesanti e argillosi.

L'ubicazione

La vite è una coltura mediterranea, con elevate esigenze climatiche (in particolare per quanto riguarda la temperatura) e solo determinate condizioni di terreno e di clima le consentono di esprimere al meglio le sue potenzialità produttive.

Deve essere assicurata la presenza di acqua, vanno preferiti i terreni dotati di una certa fertilità naturale e va garantita la possibilità di un agevole passaggio delle macchine operatrici; deve inoltre essere certa l'economicità della coltivazione. Oltre a ciò, in pianura vanno preferiti i terreni più leggeri, che sgrondano più facilmente e si danneggiano meno in seguito ai ripetuti passaggi delle macchine.

I caratteri fisico-chimici e nutrizionali del terreno

Le condizioni fisiche e chimiche del terreno dipendono dall’insieme dei seguenti componenti e caratteri: tessitura o granulometria (la percentuale di scheletro, sabbia, limo e argilla), struttura, reazione (pH), sostanza organica, calcare totale e attivo (carbonati), presenza di macroelementi (potassio, fosforo, magnesio, calcio e zolfo scambiabili o assimilabili) e microelementi (ferro, boro, manganese, zinco, rame, ecc.), la cui entità viene quantificata attraverso l'analisi del terreno.

Tessitura

I suoli leggeri, sabbiosi, anche ricchi di scheletro (sassi e pietre), in primavera manifestano un rapido innalzamento della temperatura. Ciò comporta l'anticipo dell'attività radicale rispetto ai terreni più pesanti.

Nei terreni leggeri circolano meglio l'acqua e l'ossigeno e le radici possono spaziare sfruttando con facilità la fertilità naturale; per contro aumentano le perdite per dilavamento degli elementi nutritivi e sono maggiori i rischi di siccità rispetto ai suoli pesanti.

La tessitura del terreno condiziona la composizione del vino. Per esempio si hanno meno estratti (cioè la componente solida del vino) dai terreni leggeri che non da quelli argillosi e anche le caratteristiche organolettiche (profumi, colore, gusto) ne sono condizionate.

Dai terreni leggeri si ottengono vini meno corposi, ma equilibrati, profumati, da bersi giovani.

Struttura

E lo stato di aggregazione delle particelle solide che compongono la tessitura del terreno e che porta alla formazione di glomeruli.

Una buona struttura favorisce la circolazione dell'acqua e dell'aria e si ottiene con sufficienti dotazioni di sostanza organica e con mirati interventi meccanici, effettuati con terreno alla giusta umidità.

Un terreno ben strutturato favorisce la permeabilità e l'arieggiamento e consente di migliorare lo sviluppo delle radici e quindi la vegetazione e la produzione delle viti.

Reazione (pH)

La reazione del suolo può essere acida o leggermente acida (pH da5 a6,7), neutra (pH da6,8 a7,2), leggermente alcalina o alcalina (pH da7,3 a8,5). Dal pH dipende la maggiore o minore assimilabilità da parte delle radici dei vari elementi nutritivi.

La quasi totalità dei terreni vitati italiani (oltre il 90%) ha pH leggermente alcalino o alcalino, con valori compresi tra 7,5 e 8. Tuttavia non mancano esempi di vini pregiati ottenuti da terreni acidi (pH inferiore a 6), come in Valtellina e nelle Cinque Terre.

Macro e microelementi

La quantità di elementi nutritivi nel terreno è diagnosticabile attraverso le analisi di laboratorio che determinano la presenza di azoto (totale, nitrico, ammoniacale), le quantità assimilabili o scambiabili di potassio, fosforo, magnesio, calcio e zolfo (macroelementi), oltre che di ferro, manganese, rame, zinco e boro (microelementi).

La sistemazione superficiale del terreno

La moderna viticoltura richiede rapidi e puntuali interventi con trattrici e macchine operatrici. Nella scelta di un appezzamento va attentamente considerata la sistemazione superficiale, che deve assicurare un'adeguata regimazione delle acque per evitare erosioni o ristagni.

Potendo scegliere, sarà quindi da preferire un appezzamento già sistemato o che richieda piccoli interventi. La dimensione dell'appezzamento dovrà essere di almeno mezzo ettaro, per facilitare le operazioni meccaniche.

La vicinanza a masse d'acqua o boschi

Questa condizione garantisce un clima mite, soprattutto ad alta quota e al nord.

In queste realtà potranno essere costituiti vigneti con varietà più nobili (Pinot, Chardonnay, Merlot, ecc.), per l'ottenimento di vini profumati, strutturati ed equilibrati.

Attenzione, però, perché nelle vicinanze di boschi e di bacini chiusi il rischio di ristagni di umidità è maggiore e quindi sono più facili gli attacchi parassitari.


Impianto del vigneto: Preparazione del terreno2. La preparazione del terreno

Ha lo scopo di realizzare un ambiente adatto allo sviluppo delle piante, attraverso le lavorazioni e un'adeguata concimazione di fondo.

Una volta scelto l'appezzamento, occorre predisporlo per la messa a dimora delle barbatelle di vite. Si deve provvedere alla sua sistemazione superficiale, all'eventuale drenaggio, ad una efficace concimazione di fondo, all'aratura e all'affinamento del terreno.

La sistemazione superficiale

In pianura occorre eseguire il livellamento superficiale del terreno per eliminare eventuali depressioni nelle quali possa ristagnare l'acqua.

Nel caso possano emergere strati di terreno profondi e sterili, è necessario, prima del livellamento, togliere e mettere da parte lo strato superficiale, più fertile, per ridistribuirlo poi a fine lavori.

Nei terreni argillosi occorre realizzare appezzamenti stretti (da25 a30 metri) e delimitati da fossi di scolo, e conviene creare una buona baulatura (cioè sistemare il terreno a groppa di cavallo) per favorire lo sgrondo delle acque.

Nella bassa e media collina occorre sistemare il terreno in modo da favorire il passaggio delle macchine e contenere i rischi di erosione. Le sistemazioni «a rittochino» o «a ciglioni», con terrazzamenti più o meno ampi in rapporto alla pendenza, sono tra le più adatte.

In Italia si sono sempre preferiti i terrazzamenti, che in passato erano molto stretti perché destinati al passaggio dei soli animali. Oggi, per le esigenze di meccanizzazione, si progettano terrazzi ben più ampi (da6 a30 ma seconda della pendenza).

In alta collina e nelle zone pedemontane, dove le pendenze sono elevate, sistemare il terreno a dovere è indispensabile. Anche qui, lo si fa attraverso i sistemi «a rittochino» o a terrazze.

Il drenaggio

Oggi il drenaggio si avvale di moderni mezzi per la raccolta e il trasporto sotterranei dell'acqua. Si utilizzano specifici tubi forati, resistenti e funzionali che possono essere posti alla profondità stabilita con apposite macchine.

La profondità dei tubi drenanti e la distanza tra loro per il miglior sgrondo delle acque vengono stabilite in base alla tessitura del terreno, alla piovosità e alla profondità dei canali di scolo.

La concimazione di fondo

Per eseguire la concimazione di fondo occorre innanzi tutto disporre dell'analisi del terreno, punto di partenza essenziale per conoscere le reali dotazioni di elementi nutritivi e i caratteri che condizionano il loro spostamento nel suolo.

Il letame e le altre fonti di sostanza organica (pollina, compost, paglia, sovesci, ecc.) servono per migliorare il tenore di humus nel terreno.

Attraverso la concimazione di fondo si correggono le dotazioni naturali di potassio, fosforo, magnesio, zolfo e di altri elementi, per rimediare ad eventuali carenze e si crea una buona riserva di elementi nutritivi per il vigneto.

Si consiglia di distribuire il letame, o altro prodotto organico, e il fosforo prima dell'aratura. Il potassio e il magnesio, nei terreni meno argillosi, vanno apportati prima dei lavori di affinamento del terreno.

L'aratura

Oggi si tende ad effettuare l'aratura di preimpianto più superficiale rispetto al passato: 40-50 cmnei terreni leggeri e60 cmin quelli pesanti. Per questi ultimi in particolare può essere utile una preventiva ripuntatura di 80-90 cm, per favorire lo sgrondo delle acque.

Il terreno va arato quando è in tempera, cioè al giusto tenore di umidità. preferibilmente nell'estate che precede l'impianto. Questo vale soprattutto per i terreni argillosi.

Nei terreni con forte presenza di sassi può essere utile, prima delle concimazioni di fondo e dell'aratura il passaggio di una macchina macinasassi o più semplicemente di un raccoglisassi.

I lavori di affinamento

Andrebbero eseguiti a fine inverno, per consentire al gelo di disgregare le zolle ma questo non è sempre possibile.

Importante, comunque, è che il terreno sia in buone condizioni e che si usino estirpatori o coltivatori ed erpici, piuttosto che fresatrici tradizionali, le quali tendono a compattare lo strato di terreno sottostante.


Impianto del vigneto: La messa a dimora delle barbatelle di vite3. L'impianto del vigneto

Scelta la varietà delle barbatelle di vite, preparato a dovere il terreno e verificate le necessarie autorizzazioni, si procede alla messa a dimora delle piante della vite.

L'epoca

Le epoche di impianto del vigneto sono la fine dell'autunno negli ambienti in cui gli inverni non sono troppo rigidi, e la fine dell'inverno-inizio primavera nelle zone del centro-nord o ad altitudini piuttosto elevate.

Per procedere all'impianto occorre considerare, oltre alle temperature, anche lo stato fisico del terreno, che non deve essere né troppo asciutto né troppo umido.

La paraffinatura delle barbatelle

La tecnica della paraffinatura delle barbatelle di vite e i moderni sistemi di messa a dimora garantiscono un ottimo attecchimento delle giovani piante di viti.

Negli ultimi anni sia l’epoca per la messa a dimora delle barbatelle di vite o delle talee radicate, sia la tecnica adottata per l'impianto hanno subito profondi cambiamenti, grazie alla pratica della paraffinatura.

Si tratta di una scelta economica e semplice, che oggi viene quasi sempre applicata direttamente dai vivaisti: in caso contrario (cioè se si acquistano barbatelle non potate e non paraffinate), in preparazione all’impianto si potano i germogli delle giovani viti e sul migliore di essi si lascia un pezzetto dotato di due gemme.

Si tagliano poi le radici alla lunghezza di 12-15 centimetriper favorire la loro collocazione nel terreno, quindi si immerge velocemente la parte superiore della piantina per circa 8-10 cmnella paraffina liquida alla temperatura di 60° - 70° C.

La paraffina, una volta raffreddata, formerà un film impermeabile che impedirà la perdita di acqua dal punto di innesto e dal taglio di potatura, consentendo di evitare il rischio di disseccamento che le piantine non coperte correrebbero in campo.

La paraffina si presenta in panni o in scaglie ed è reperibile nei negozi di prodotti chimici o presso i vivaisti.

La messa a dimora manuale delle barbatelle richiede un terreno ben preparato e alla giusta umidità (in tempera).

La messa a dimora delle piantine di vite

Dopo aver fissato le distanze d'impianto in base alla forma di allevamento prescelta e alle condizioni generali dell'appezzamento, si procede alla messa a dimora delle barbatelle innestate di vite o delle talee radicate. Le soluzioni sono diverse.

Nei piccoli impianti si preferisce in genere scavare una piccola buca con il badile o con la zappa e collocarvi la piantina, coprendone poi le radici.

Un'altra possibilità consiste nel solcare il terreno con l'aratro lungo la linea del filare e collocarvi le giovani viti; successivamente si può richiudere il solco con il badile o con l'aratro stesso.

Si può anche praticare un foro del diametro di 5-6 cme della profondità di 30-35 centimetri, nel quale collocare la piantina le cui radici saranno potate a pochi centimetri; per realizzare il foro si può usare un'attrezzatura manuale (palo) o meccanica (collegata alla trattrice).

Ancora, con l'impiego di una forcella manuale si possono spingere alla profondità desiderata le barbatelle.

Un quarto metodo consiste nell' effettuare il foro d'impianto utilizzando un getto d'acqua proveniente da una pompa ad alta pressione.

Infine, si può ricorrere ad un'apposita macchina trapiantatrice, gestita da contoterzisti e ormai diffusa in tutte le più importanti zone viticole italiane. Questo tipo di macchina è in grado di mettere a dimora anche 10.000 barbatelle al giorno impegnando non più di tre-quattro operatori.

Le ultime soluzioni (impianto con getto d'acqua e con trapiantatrice) sono le più economiche e oggi utilizzate.

In ogni caso, perché ci sia una buona percentuale di attecchimento, occorre che siano rispettati alcuni punti fondamentali. Innanzi tutto, al momento della potatura di preparazione all'impianto, le viti devono essere perfettamente vitali sia nei tralci e nelle radici che nelle gemme.

Poi occorre sincerarsi che non si sia staccata la paraffina durante le operazioni di trasporto e di sistemazione delle giovani viti, con il rischio di perdita d'acqua dal taglio di potatura e quindi di disseccamento delle piantine; in questo caso è necessario coprire interamente la barbatella con il terreno.

Dopo l'impianto il terreno deve essere aderente alle radici, cioè non devono esserci sacche d'aria, che risultano essere dannose. Per questo, soprattutto per gli impianti primaverili, è utile un'irrigazione o la semplice distribuzione di alcuni litri di acqua vicino alla piantina appena messa a dimora.

Le strutture di sostegno

In particolare riguardano i pali e i fili. Per i pali sono praticamente disponibili tre diverse soluzioni: in cemento, in legno e in ferro zincato.

Il palo in cemento è il più diffuso dato il costo contenuto e la durata notevole. Nei nuovi impianti è preferibile adottare pali in cemento precompresso e con spigoli arrotondati adatti anche alla vendemmia meccanica.

Il palo in legno è esteticamente il più bello ma presenta costi elevati e durata limitata (15-20 anni).

Il palo in ferro zincato è interessante in quanto duraturo (25-30 anni) e abbastanza economico ma è poco resistente al vento (per le ridotte dimensioni ha una scarsa tenuta nel terreno e tende pertanto a rovesciarsi); è consigliabile quindi il suo utilizzo per impianti a Guyot e a cordone speronato allevati bassi (ad esempio nella viticoltura siciliana e salentina).

Per i fili in pratica si dispone di due soluzioni: in ferro zincato e in acciaio inox; il primo è il più usato per il costo ridotto, la durata elevata (anche 25-30 anni per i fili portanti del n. 20-22 atripla zincatura a caldo). Il filo inox si va sempre più diffondendo, anche se più costoso, in virtù della elevatissima durata e della perfetta tensione per l'intera durata del vigneto.


Impianto del vigneto: La manutenzione alle giovani piante di vite4. Le cure alle giovani piante di vite

È necessario difenderle dai parassiti e controllare l'invadenza delle erbe infestanti; vanno evitati gli eccessi nelle concimazioni e nelle irrigazioni.

Le piantine di vite messe a dimora all'inizio della primavera germogliano in aprile. Il primo anno è bene non forzare il loro sviluppo, pertanto si deve concimare con moderazione per dar modo alle radici di spaziare nel terreno alla ricerca degli elementi nutritivi, e non si deve eccedere con le irrigazioni per evitare che le radici si sviluppino troppo superficialmente. Va invece rivolta attenzione alla difesa dalle malattie (in particolare dalla peronospora a fine estate) e dai parassiti animali, e al controllo delle erbe infestanti.

Le erbe infestanti possono essere controllate in vari modi: manualmente, con le macchine, con prodotti chimici o con una pacciamatura mediante la sistemazione lungo la fila di un film di plastica nera.

Il primo metodo è piuttosto oneroso, il secondo è sempre più diffuso grazie alle moderne macchine scalzatrici, facilmente applicabili alle trattrici.

L'uso di prodotti erbicidi si scontra con il rischio di danni alle piantine e di inquinamento ambientale.

La pacciamatura si rivela invece una tecnica impegnativa ma interessante anche perché consente un innalzamento della temperatura del terreno protetto dal telo plastico e quindi, mentre impedisce la crescita delle infestanti, favorisce lo sviluppo delle piccole viti.

Nel caso di impianto a macchina delle barbatelle, la striscia di plastica nera utilizzata viene stesa appena dopo l'impianto e forata in corrispondenza delle giovani viti e dei pali di sostegno. La durata del film è di 5-6 anni e per questo periodo è possibile evitare interventi sulla fila contro le erbe infestanti.

Impiegando la pacciamatura è necessario evitare il contatto diretto tra la plastica e il fusticino delle giovani viti per evitare scottature, possibili soprattutto a fine primavera e in estate e negli impianti realizzati con i sistemi d'impianto per i quali è necessaria una drastica potatura delle radici (impianto con forcella o con getto d'acqua).


Questa guida è stata creata in proprio, unendo nozioni scientifiche alla nostra esperienza pluriennale "in campo" e non vuole certamente avere la pretesa di essere un testo esaustivo della materia (peraltro di enorme vastità) ma solo un piccolo aiuto all’hobbista che si avvicina per la prima volta a questo settore. Siamo disponibili a raccogliere critiche ed eventuali suggerimenti per futuri ampliamenti della guida.

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