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Impianto Oliveto – Guida pratica e consigli per la coltivazione dell’ulivo

1. PIANIFICAZIONE DELL’IMPIANTO DI OLIVI

Impianto Oliveto

 

La zona di produzione

Prima di procedere all’impianto dell’oliveto, è buona regola trovare delle informazioni riguardo ad alcune caratteristiche della zona di coltivazione oliveto interessata: temperature medie, piogge che registrate nel corso dell’anno, rischio di gelate, incidenza di particolari condizioni fisico-climatiche, caratteristiche pedologiche e altimetriche, possibilità o meno di avere acqua per l’irrigazione delle giovani piante di ulivo.

Una delle verifiche più semplici e veloci è quella di controllare se esistono impianti di ulivi nella zona di interesse (probabilmente, se non ce ne sono, ci sono dei buoni motivi) e studiare le peculiarità, le forme di allevamento, i sesti di impianto olivo e le varietà di quelli esistenti. Nulla fornisce migliori informazioni sull’interazione tra la pianta di ulivo e l’ambiente circostante di quello che si può osservare in un oliveto adulto.

Verificare con attenzione le piante di ulivo, guardare come sono cresciute, se hanno subito danni nel tempo (ad esempio, se sono state ritagliate al piede), se crescono bene con lo spazio a disposizione tra le file e se producono senza problemi.

Il tempo “perduto” in questa accurata fase di pianificazione dell’impianto olivo sarà ampiamente ricompensato dai minori problemi che si dovranno successivamente affrontare, talvolta talmente grandi da vanificare l’investimento.

 

Scelta delle varietà di olivo

La scelta delle varietà da utilizzare per l’impianto olivo deve essere fatta tenendo conto di diverse variabili:

- Qualità e tipologia del prodotto finale che si vuole ottenere.

- Localizzazione dell’impianto oliveto.

- Condizioni climatiche.

- Esigenze particolari del produttore.

 

Inoltre, si deve sempre tenere conto anche delle esigenze biologiche della specie che richiede, ad esempio, la presenza di opportuni varietà impollinatori per permettere od aumentare l’allegagione.

Poi occorre decidere se l’albero di ulivo deve produrre olio o frutti da mensa. Ci sono varietà di olivi che si prestano ad entrambe le produzioni (chiamati a duplice attitudine) ma generalmente esse non presentano caratteristiche ottimali per entrambe le destinazioni.

Una volta stabilita la tipologia di prodotto che si desidera, occorre sapere se la zona di coltivazione oliveto ricade all’interno di una certificazione.

Ci sono in Italia produzioni a Indicazione Geografica Protetta (IGP) oppure a Denominazione di Origine Protetta (DOP). In entrambi i casi, esistono dei disciplinari di produzione redatti dalle Regioni che includono le liste di varietà consentite e limitano la presenza di altre varietà ad una percentuale più o meno bassa.

 

Il sistema di raccolta

È importante conoscere fin da subito come avverrà la raccolta degli alberi d’ulivo perché questa scelta può condizionare sia la varietà da collocare negli oliveti, che la forma di allevamento da conferire alle piante.

La raccolta è eseguita in Italia utilizzando tutte le tecniche a disposizione.

Il sistema più semplice è quello di aspettare che il frutto si distacchi naturalmente dalla pianta di ulivo. In questo caso la raccolta dei frutti può avvenire a terra a mano o attraverso macchine spazzolatici oppure su teli disposti ad trattenere il frutto prima che questo venga a contatto con il suolo.

Le olive possono inoltre essere raccolte a mano, utilizzando semplici agevolatori come piccoli rastrelli in plastica, “forbici Ciani” od altri oppure agevolatori meccanici.

 

La forma di allevamento

La scelta della corretta forma di allevamento rappresenta un passo fondamentale. Gli errori compiuti in questa fase possono incidere sulla produttività e redditività dell’oliveto fino a compromettere in modo pesante la possibilità di gestione delle piante.

È necessario conoscere, prima di piantare oliveto, quale sarà il tipo di raccolta, le macchine da impiegare per la gestione delle varie operazioni, il sistema di gestione del terreno in modo da selezionare la forma di allevamento più idonea al fine di calcolare le corrette distanze di piantagione.

Le forme di allevamento sono suddivise sulla base della forma della chioma (in volume o in parete), della rigidità della struttura (forme libere o meno), della presenza del tronco (vaso o cespuglio) e dell’altezza di questo (vaso basso o vaso tradizionale).

La decisione deve essere presa in base al metodo di raccolta.

Se serve applicare uno scuotitore per la raccolta meccanica, ad esempio, è obbligatorio coltivare gli alberi d'ulivo con un tronco unico di buona altezza, cosa che non è necessario fare se la raccolta verrà eseguita a mano.

Se si praticherà la raccolta manuale, le distanze tra le file possono essere ampliate e al momento di decidere le distanze tra le file e tra le piante sarebbe buona norma avere già un’idea delle esigenze di spazio dei macchinari che verranno usati.

(Vedere il capitolo 6. SCELTA DELLA FORMA DI ALLEVAMENTO per approfondimenti)

 


 

2. PREPARAZIONE DEL TERRENO DESTINATO ALL’IMPIANTO OLIVETO

 

L'albero di ulivo è un individuo immobile e quindi nel corso della sua vita non avrà modo di spostarsi per potersi collocare in un ambiente diverso se quello in cui è stato piazzato non è dei più idonei per lui.

L’olivo trae beneficio da una buona preparazione del terreno, soprattutto nel corso dei primi anni.

Un impianto olivo eseguito a regola d’arte, riesce a far esprimere al meglio la potenzialità di sviluppo delle giovani piantine che vegetano senza problemi entrando presto in produzione.

Nella preparazione del terreno si deve tenere in considerazione la natura fisica e chimica del terreno e analizzarne bene il suo profilo.

Uno dei primi e fondamentali fattori da verificare prima di piantare oliveto è l’eventuale presenza di umidità.

Qualsiasi ristagno idrico provoca danni alle piante, anche molto gravi, che non riescono più a vegetare bene e, nei casi peggiori, arrivano anche alla morte.

È dunque fondamentale scegliere attentamente il terreno per la coltivazione olivo, accertandosi prima di tutto che vi sia un perfetto smaltimento dell'acqua in profondità (l'umidità stagnante nel terreno è il nemico principale delle radici); è quindi necessario prepararlo in maniera adeguata, piantare ulivi con razionalità ed in epoca adatta e assicurare fin dall'inizio alla piantina le migliori condizioni per un facile attecchimento ed un rapido sviluppo.

L’impianto uliveto presume sempre l’esecuzione di lavorazioni capaci di agire in profondità.

La preparazione del terreno è riconducibile essenzialmente alle seguenti tre modalità:

a. Scasso totale di tutto il terreno

b. Scasso a buche singole

c. Lavorazione profonda senza ribaltamento del terreno (rippatura).

Si tratta quindi di stabilire se sia più idoneo eseguire uno scasso totale con completo rivoltamento del terreno, uno scasso a buche singole oppure una lavorazione profonda senza ribaltamento (rippatura).

 

a. Scasso totale

Lo scasso è consigliabile in caso di terreno sciolto, senza problemi di scheletro.

Se il terreno non fosse uniforme perché costituito da strati di diversa composizione che conviene rimescolare, allora è preferibile un'aratura che raggiunga la stessa profondità e consenta appunto di rovesciare e rimescolare gli strati stessi.

In questo caso, dopo essersi assicurati che non vi siano difficoltà di sgrondo naturale dell'acqua, si dovrà realizzare una lavorazione profonda di tutta la superficie interessata all'impianto olivo, in modo da preparare un ambiente favorevole e uniforme allo sviluppo dell’apparato radicale.

Considerando che gli apparati radicali degli olivi si sviluppano, con la maggior parte delle loro radici, fino ad una profondità di circa 50-70 cm., la lavorazione dovrà raggiungere questa quota, meglio se la supererà di 10-15 cm. Dovrà inoltre interessare una superficie più ampia di quella che verrà occupata dai filari degli alberi di ulivo, poiché lo sviluppo delle radici in senso radiale supera sempre l'area corrispondente alla proiezione della chioma della pianta di ulivo sul terreno.

Dopo avere eseguito la lavorazione profonda, si può eseguire la concimazione di fondo con concimi organici (a lenta cessione di elementi nutritivi) e quindi procedere con le lavorazioni superficiali aventi lo scopo di affinare il terreno e permettere quindi di piantare ulivi in modo ottimale.

Tuttavia, nell’affinamento del terreno non occorre esagerare: l’importante è ridurre il terreno a uno sminuzzamento tale da non rendere difficoltosa l’apertura delle buche e la successiva rincalzatura delle piante.

 

b. Lavorazione profonda senza ribaltamento (rippatura).

Se nel terreno sono presenti pietre oppure il terreno ha uno strato impermeabile in profondità, è meglio optare per la rippatura.

Questa lavorazione consiste in una ripuntatura eseguita con un ripper, possibilmente con due passaggi incrociati, avente l’obiettivo di smuovere il terreno in profondità.

Dopo questa lavorazione e una successiva di affinamento del terreno (per frantumare le zolle sminuzzandole bene), basterà predisporre delle piccole buche sufficienti a contenere l'apparato radicale della pianta di ulivo da porre a dimora.

 

c. Scasso a buche singole

Nel caso che si abbiano poche piante da mettere a dimora oppure che ci siano problemi di accesso della trattrice nel terreno, si può optare per la preparazione di singole buche, di adeguate dimensioni, in ogni punto in cui andrà posta a dimora la pianta di ulivo, realizzando in tal modo il cosiddetto “scasso a buche”.

Per quanto riguarda la profondità da raggiungere, la scelta dipende soprattutto dalla natura del terreno; se questo è molto sciolto, basterà raggiungere la profondità sufficiente a contenere l'apparato radicale della pianta o poco più.

Tuttavia, quanto più ampia e profonda sarà la buca, tanto meglio sarà per la pianta di ulivo perché avrà a disposizione una buona porzione di terreno smosso nel quale espandere in modo ottimale il proprio apparato radicale.

In caso di terreni di medio impasto o argillosi compatti, la misura minima non dovrebbe mai essere inferiore a cm. 60 x cm. 60 x cm. 60 di profondità.

Inoltre, sempre in presenza di terreni molto argillosi e compatti, sarebbe consigliabile predisporre uno strato di drenaggio sul fondo della buca realizzato con pietre e sassi (pietre sul fondo e poi sopra di esse sassi sempre più piccoli).

Questo drenaggio è molto utile, altrimenti, in caso di forti piogge, la buca potrebbe costituire un punto di richiamo per l'acqua che impregna il terreno circostante e determinare condizioni di asfissia per le radici.

Attenzione a non usare ramaglia o altro materiale di origine vegetale, poiché nel terreno, prima o poi, si decomporrà annullando di fatto l'effetto drenante.

Lo strato drenante dovrà poi essere ricoperto con uno strato di terra assicurandosi che al di sopra di questa rimanga lo spazio sufficiente ad accogliere l'apparato radicale.

 


 

3. SCELTA DEL SESTO DI IMPIANTO OLIVETO

 

Il sesto d'impianto dell'olivo è legato a numerosi fattori che debbono essere attentamente valutati: capacità di crescita dell’olivo nelle condizioni di impianto oliveto, varietà, forma di allevamento scelta e tipologia delle macchine da utilizzare (qualora si opti per la raccolta meccanica delle olive).

Per capire di quanto spazio ha bisogno l’albero di ulivo, il metodo più semplice, in mancanza di esperienza, è quello di osservare diversi impianti di uliveti adulti presenti in zona. Lo sviluppo delle piante osservate sarà molto probabilmente simile a quello che si avrà a regime anche nel proprio terreno.

Mettere a dimora le piante di olivo a distanza minore vuol dire limitarne lo spazio a disposizione per la crescita. Talvolta le piante di ulivo riescono a crescere a misura ridotta anche con l’aiuto della potatura ma se comunque gli olivi sono troppo ravvicinati, tenderanno a crescere verso l’alto, spogliandosi nelle zone in basso e limitando perciò la produzione.

Ciò è soprattutto vero per le forme che tendono a far crescere l’olivo in modo naturale a forma di albero o cespuglio. Invece, adottando sistemi di allevamento più precisi, come il monocono (dove la pianta di ulivo si sviluppa in un fusto unico e la chioma assume una forma conica) oppure con le forme a spalliera, è possibile restringere ulteriormente le distanze di impianto dell’oliveto.

In linea del tutto generale, si consiglia di lasciare tra le file lo spazio per passare con i macchinari (minimo 5 metri) e sulla fila non scendere comunque al di sotto dei 4 metri tra pianta e pianta di ulivo.

Attenzione a rispettare distanze di almeno 3 metri da recinzioni, muretti e pavimentazioni e di almeno 6-7 metri da altri alberi esistenti ed edifici.

Riguardo alle distanze dai confini, attenersi sempre alle distanze minime previste dalla legge o dai regolamenti locali.

Tabella del numero di piante in collocabili in un ettaro in base al sesto d'impianto oliveto scelto:

Distanza: mt. 4 x 4 – n. piante 625

Distanza: mt. 4 x 5 – n. piante 500

Distanza: mt. 5 x 5 – n. piante 400

Distanza: mt. 5 x 6 – n. piante 333

Distanza: mt. 6 x 6 – n. piante 278

Distanza: mt. 6 x 7 – n. piante 238

Distanza: mt. 7 x 7 – n. piante 204

Distanza: mt. 7 x 8 – n. piante 178

Distanza: mt. 8 x 8 – n. piante 156

 


 

4. LA MESSA A DIMORA DELLE PIANTE DI ULIVO

 

Quando piantare gli alberi d'ulivo?

In linea del tutto generale, quanto più precoce è la messa a dimora nel terreno, tanto migliore è il risultato che si otterrà.

Piantare ulivi in autunno ha il grosso e indubbio vantaggio di permettere all’apparato radicale di iniziare precocemente la propria crescita, favorendo sia l’attecchimento che lo sviluppo della giovane pianta di ulivo alla ripresa vegetativa.

Tuttavia, essendo l’olivo un albero sempreverde e sensibile alle basse temperature, può essere messo a dimora in autunno solamente nelle zone a clima invernale più temperato e mite (indicativamente aree del centro e sud Italia).

Nelle aree del nord, facilmente caratterizzate da temperature invernali basse, è preferibile eseguire l'impianto oliveto solo a fine inverno-inizio primavera per evitare che, a una certa sofferenza per la crisi da trapianto, si sommi l'eventuale danno da freddo.

Il mese di marzo rappresenta un buon momento, estendibile fino ad aprile se la zona di coltivazione oliveto è molto fredda e soggetta a gelate tardive.

In teoria, la piantagione degli alberi di ulivo in vaso, potrebbe essere eseguita anche successivamente ma le piante poi necessitano di maggiori attenzioni e irrigazioni frequenti durante la stagione estiva per superare lo stress da trapianto ed evitare alte fallanze di attecchimento.

 

Come piantare gli alberi d'ulivo?

Prima di passare a piantare gli ulivi, è necessario eseguire lo squadro di tutta l’area interessata all’impianto oliveto e individuare sul terreno le posizioni delle piante di olivo tramite l’apposizione di piccole canne o bastoni.

Nel punto esatto dove andrà interrata la pianta di ulivo, deve essere scavata una buca di dimensioni almeno tali ad ospitare il volume del terreno del vaso.

Le piante di ulivo vanno estratte dal vaso e, per evitare che durante questa operazione il "pane" di terriccio intorno all’apparato radicale non si scomponga, occorre bagnare i vasetti qualche ora prima della piantagione degli olivi.

La pianta di olivo deve essere collocata, nella buca, con il suo pane di terra a un’altezza tale che il colletto (zona di passaggio fra il fusto e l’apparato radicale) sia di qualche centimetro al di sopra del piano di campagna; ciò è di fondamentale importanza in quanto un’eccessiva profondità potrebbe provocare asfissia alle radici mentre un interramento troppo superficiale lascerebbe le radici esposte all’aria.

La buca può essere quindi richiusa con il terreno di risulta dello scavo, qualora sia friabile e bene sminuzzato, in modo da accostarsi precisamente all’apparato radicale, evitando quindi la pericolosa formazione di sacche d’aria o acqua. Questo è un passaggio importantissimo e decisivo per la riuscita della piantagione ulivi e per il successivo attecchimento; qualora il terreno non sia idoneo (grosse zolle non frantumabili, ghiaia, etc...), è opportuno apportarne di migliore oppure miscelarlo (prima di usarlo per chiudere la buca) con terriccio universale o sabbia.

Nei primi anni di vita, la giovane pianta di ulivo ha bisogno di un sostegno più o meno alto a seconda della forma prescelta e dell'altezza a cui si vuole formare l'impalcatura. Di fianco all’albero di ulivo, nel lato opposto alla direzione del vento dominante, andrà quindi infisso nel terreno un paletto tutore in legno scortecciato (pino o castagno) o una canna di bamboo' che avrà il compito di sorreggere il fusto in presenza di vento, evitando quindi che venga sradicato oppure che cresca storto.

Normalmente, l’altezza del tutore deve essere pari al punto in cui inizierà ad aprirsi la chioma della pianta di ulivo, cioè all’impalcatura dei rami.

Un errore, spesso comune, è quello di legare i rametti laterali al tutore, rivolti in alto, insieme al fusticino; essi devono invece essere lasciati liberi oppure, se si teme che squilibrino l'alberetto, piegarli verso il basso.

Nella scelta dei materiali di legatura è importante optare per legacci in pvc morbido o in juta, resistenti ma svenevoli al tempo stesso, in modo da impedire strozzature al fusto durante l’accrescimento. La legatura va poi periodicamente controllata per verificarne la tenuta ed evitare strozzature.

Qualora non si sia apportato letame in fondo alla buca o non si sia eseguita la concimazione di fondo, sarà necessaria una leggera concimazione superficiale con circa 1-2 kg. di concime contenente azoto organico a lenta cessione (tipo stallatico) in modo che le sostanze nutritive siano via via disponibili all’albero di ulivo per tutta la stagione vegetativa.

Ultima ma fondamentale operazione è eseguire un’abbondante annaffiatura con circa 50/80 litri d’acqua per ogni pianta di ulivo avente lo scopo di fare compattare il terreno smosso intorno all’apparato radicale.

 


 

5. LA CONCIMAZIONE DELL’OLIVETO

 

Come concimare gli alberi d'ulivo?

Per impianti di una certa consistenza, sarebbe buona norma far eseguire un’analisi chimico-fisica del terreno al fine di determinarne le caratteristiche fondamentali: struttura, tessitura, pH, contenuto in sostanza organica, azoto, fosforo, potassio e calcare attivo in modo da predisporre un piano di concimazione olivo razionale ed equilibrato.

Se l’impianto oliveto sarà destinato a qualche tipo di produzione regolamentata (ad esempio biologica, a ridotto apporto di sostanze chimiche), sarà necessario tenerne conto in anticipo poiché tutte le eventuali operazioni di fertilizzazione potranno esserne condizionate.

La fertilizzazione può, infatti, prevedere l’utilizzo di sostanze chimiche, di sostanze organiche o di entrambe.

Esaminiamo quindi in breve le caratteristiche e le relative azioni biologiche dei principali elementi nutritivi:

 

Sostanza organica (SO)

Oggi, nei terreni coltivati a olivo, è generalmente abbastanza bassa mentre in passato veniva reintegrata nel terreno con l’interramento di sostanze derivanti dagli allevamenti animali (letame, polline).

È di fondamentale importanza poiché contiene elementi minerali (azoto, fosforo, potassio, zinco, microelementi), migliora le condizioni fisico-chimiche del terreno destinato alla coltivazione olivo favorendo assorbimento e scambio di tutti i minerali e migliora le proprietà biologiche del terreno (presenza e funzionalità dei microrganismi).

 

Azoto (N)

Stimola la fotosintesi, la crescita vegetativa e influisce sulla differenziazione a fiore, sull’allegagione e sull’accrescimento del frutto. Se è in eccesso, specialmente a fine stagione, può rallentare la maturazione (e quindi l’indurimento del legno) rendendo la pianta di ulivo maggiormente sensibile a parassiti e a danni da freddo.

 

Fosforo (P)

Facilita molti processi fisiologici, in particolare di quelli responsabili della maturazione dei frutti. Disponibilità e assorbimento dipendono in gran parte dal pH del terreno, così come dalla presenza di sostanza organica che ne favorisce l’assorbimento.

 

Potassio (K)

L’ulivo ne contiene in quantità piuttosto elevata. È necessario per alcuni processi che portano all’accumulo di olio, migliora la qualità, il colore e la consistenza delle olive.

 

Calcio (Ca)

L’olivo predilige terreni calcarei ed è abbastanza sensibile alla carenza di calcio. Nei terreni che ne sono costituzionalmente carenti, può essere integrato con fertilizzanti a base calcarea.

 

Boro (B)

Microelemento fondamentale per l’ulivo, è provato che in caso di carenza si ha una ridotta allegagione dei frutti fino ad arrivare alla caduta delle foglie, malformazioni di frutti e gemme e disseccamento dei rami. Nei terreni che ne presentano carenza, viene solitamente somministrato attraverso concimazioni fogliari, di rapida assimilazione.

 

Concimazione di fondo

La concimazione di fondo è un’operazione di fertilizzazione straordinaria (che si effettua cioè una sola volta e sempre prima dell'impianto oliveto) interrando in profondità, grazie alle lavorazioni preparatorie, ammendanti organici ed elementi nutritivi che tendono a "muoversi" poco e lentamente nel terreno.

Spesso questo intervento viene erroneamente sottovalutato; la concimazione di fondo infatti rappresenta un'occasione unica per apportare specifiche sostanze nutritive negli strati più profondi del terreno dove si espandono gli apparati radicali delle piante arboree.

Dopo avere eseguito la lavorazioni preparatoria, eseguita su tutta la superficie che ospiterà l’impianto oliveto, è buona regola (a meno che il terreno non sia già ricco di sostanza organica) interrare del letame bovino maturo, in dose di 5-10 kg per ogni metro quadrato, ed eventualmente anche dei concimi potassici e fosfatici nel caso che, per esperienza acquisita o in seguito ad un'analisi chimica del terreno, si siano riscontrante delle carenze.

 

Concimazione in giovani impianti oliveti

Dopo avere realizzato l’uliveto, un razionale piano di concimazione alle giovani piante di olivo svolge un ruolo chiave di fondamentale importanza per il successo del nuovo impianto oliveto.

Con la concimazione si deve soprattutto puntare a stimolare un rapido ed equilibrato sviluppo della pianta di ulivo, predisponendola per entrare precocemente in produzione. Ovviamente gli apporti di elementi nutritivi dovranno essere proporzionali all'età della pianta di ulivo e di conseguenza saranno crescenti nel tempo.

Nell'anno successivo all'impianto oliveto, è buona regola eseguire due o tre somministrazioni di fertilizzante, a partire con la prima distribuzione verso fine inverno e proseguendo con le altre fino alla primavera inoltrata.

Si consiglia di utilizzare uno specifico concime organo-minerale formulato appositamente per le esigenze nutrizionali dell'ulivo.

Per quanto riguarda le dosi di fertilizzante da impiegare, è consigliabile intervenire distribuendo al secondo anno circa 200-300 grammi totali a pianta, al terzo anno 300-400 grammi totali a pianta di ulivo. Successivamente le dosi dovranno essere progressivamente aumentate in rapporto allo sviluppo della chioma e degli apparati radicali delle piante.

Considerando che le giovani piante di ulivo hanno un ridotto sviluppo radiale dell'apparato radicale, per i primi anni dall'impianto oliveto, la distribuzione dei concimi dovrà essere localizzata sotto la proiezione della chioma. Attenzione però, perché trattandosi di piccole ed alquanto delicate piantine, è buona norma evitare di mettere a contatto il concime con la corteccia del fusto.

 


 

6. SCELTA DELLA FORMA DI ALLEVAMENTO DELL'OLIVETO

 

Come potare gli alberi d'ulivo?

Forma di allevamento a Vaso

È la forma di allevamento più diffusa in olivicoltura, con numerose varianti a riguardo al fusto, branche e gestione della chioma.

Dal tronco, che può essere di altezza variabile (40-120 cm) partono 3 o più rametti diretti verso l’esterno e verso l’alto, sui quali sono inserite varie sottobranche disposte nelle varie direzioni ad occupare lo spazio a disposizione.

Sulle singole branche principali si tende a lasciare maggiore vegetazione in basso e meno in alto così da conferire una forma a “cono”. Con la potatura si tende inoltre a svuotare la parte centrale, in modo da favorire la penetrazione della luce.

Questa forma è adatta sia alla raccolta manuale sia a quella meccanica. In quest’ultimo caso è però necessario formare un tronco di altezza sufficiente per l’attacco della pinza dello scuotitore.

Se la pianta di ulivo è già ben impostata all’impianto, sono necessarie poche operazioni di potatura durante i primi anni e si può rimandare l’individuazione e la formazione delle branche definitive al secondo-terzo anno dall’impianto uliveto.

Quando le branche partono direttamente dal terreno o a pochi centimetri da esso, il vaso è anche chiamato “cespugliato”. In questo caso è più difficile adoperare scuotitori meccanici e la raccolta consigliata è solo quella manuale.

Sesto di impianto oliveto consigliato: 6-8 metri sulla fila e 6-8 metri tra le file, in base alla vigoria varietale e ai fattori di cui si è discusso prima.

 

Forma di allevamento a Globo

È una forma molto simile al vaso a cui assomiglia per la presenza di un tronco di altezza variabile.

La chioma dell’albero di ulivo non viene però potata nella parte interna e di conseguenza si ha una forma “piena”, quasi sferica con la produzione di olive portata solo nei rami esterni.

È molto diffusa nelle zone calde e soleggiate, dove l’ulivo ha un notevole sviluppo e non ha problemi di carenza di luce.

La potatura, solitamente, non è eseguita tutti gli anni e gli alberi d’ulivo crescono in modo molto simile a quello “naturale”.

La raccolta può essere eseguita anche a macchina con gli scuotitori applicati al tronco oppure alle singole branche qualora si abbiano delle piante di notevole mole.

Sesto d’impianto oliveto consigliato: 7-9 metri sulla fila e 7-9 metri tra le file, in base alla vigoria varietale e ai fattori di cui si è discusso prima.

 

Forma di allevamento a Monocono

L’albero di ulivo è formato in modo tale che assuma una forma “ad abete” o, appunto, a cono.

C’è un solo fusto, centrale, sul quale sono disposte delle branche fisse inserite quasi orizzontalmente verso tutte le direzioni che si riducono di lunghezza mano mano che si sale verso l’alto.

Le giovani piante di ulivo devono esser guidate con la potatura fin dai primi anni, anche con interventi leggeri ma ripetuti, in modo da favorire lo sviluppo del fondamentale asse centrale e distribuire le branche in modo che non siano troppo vicine e sovrapposte.

Si deve fare attenzione a non far sviluppare (eliminandole subito) le branche troppo vicine al terreno, quelle disposte troppo vicine l’una all’altra e quelle, che cercando la verticalità, tolgono forza all’asse centrale.

È una forma di allevamento adatta a un oliveto intensivo e che si adatta perfettamente alla raccolta meccanica con scuotitori meccanici del tronco, tuttavia quest’ultimo deve essere ben formato e libero da terra per almeno 90-120 cm.

Si presta invece poco bene alla raccolta manuale tradizionale.

Sesto di impianto consigliato: 3-4 metri sulla fila e 6-7 metri tra le file, in base alla vigoria varietale e ai fattori di cui si è discusso prima.

 

Forma di allevamento a Palmetta

Si tratta di una forma di allevamento in parete derivata dalla frutticoltura dove è ampiamente diffusa da moltissimi anni.

Su un asse centrale verticale sono allevate, seguendo la direzione del filare, diverse branche permanenti e inclinate a 40-50° rispetto al terreno.

Le branche sono inserite a circa 20-25 cm. l’una dall’altra, da ambo i lati del fusto formando quindi un palco.

Solitamente, su una pianta di olivo vengono creati 2-3 palchi di branche distanti tra loro 40-60 cm.

L’albero di ulivo si sviluppa quindi formando una parete vegetante espansa quasi esclusivamente lungo il filare e quasi per niente verso l’interfilare.

Rappresenta una buona soluzione per costituire una cortina verde non troppo espansa lateralmente o una siepe verde con funzione di frangivento. Meno indicata però per un olivicoltura da reddito.

Sesto di impianto oliveto consigliato: 4-5 metri sulla fila e 5-6 metri tra le file, in base alla vigoria varietale e ai fattori di cui si è discusso prima.

 


 

6. LE CURE COLTURALI ALL'OLIVETO DURANTE IL PRIMO ANNO

 

Durante il primo anno dopo la piantagione di ulivi, si dovranno costantemente monitorare l’impianto oliveto con molta cura e attenzione, per favorirne la ripresa vegetativa e una crescita ottimale.

Il primo obbiettivo, di fondamentale importanza, è quello di non fare subire agli alberi d’ulivo gli effetti della siccità. In una giovane piantina, che ha ancora poche radici, si possono infatti facilmente verificare stress idrici, anche soltanto per la competizione delle erbe infestanti che crescono in vicinanza del tronco.

Bisogna perciò tenere il terreno circostante, per un raggio di almeno 40-70 cm, sempre libero dalle malerbe attuando periodiche scerbature e, se non piove, intervenire con adeguate innaffiature.

In linea del tutto generale, in assenza di piogge di una certa importanza, si consiglia di intervenire circa ogni 15 giorni con almeno 30-50 litri per ogni pianta di ulivo.

In sinergia all’irrigazione sono importantissime anche adeguate sarchiature (zappature) con le quali si ottengono tre importanti obiettivi:

- Tenere pulito dalle erbacce il terreno ed evitare quindi la loro competizione nell’assorbimento dell’acqua.

- Bloccare il flusso di risalita dell’acqua per capillarità con conseguente evaporazione, riducendo quindi il fabbisogno idrico delle piante di olivo.

- Facilitare l’assorbimento dell’acqua di irrigazione e ridurne gli sprechi per scorrimento, problema in particolare sentito nei terreni argillosi e acclivi che tendono a formare una crosta impermeabile. A tal fine si consiglia sempre di formare attorno alla pianta di olivo, usando il terreno circostante, la cosiddetta “tazza”, cioè una sorta di bacino capace di contenere una buona quantità di acqua.

In alternativa alla sarchiatura, si possono posare attorno al tronco dell’albero d’ulivo, dei dischi di pacciamatura biodegradabili in juta e fibra di cocco che, oltre a contenere l’infestazione delle malerbe, trattengono l’umidità e assicurano un’efficace barriera all’evaporazione dell’acqua.

La pacciamatura può anche essere efficacemente realizzata con dell’erba grossolana ben pestata intorno al fusto. Questa soluzione, molto economica, lascia comunque passare l'acqua di pioggia o di irrigazione ma impedisce lo sviluppo delle erbe infestanti; inoltre, andando incontro ad una progressiva umificazione, arricchisce il terreno di sostanza organica.

Durante il controllo visivo della chioma dell’albero di ulivo, deve essere posta molta attenzione agli eventuali succhioni (rami vigorosi che crescono al centro della chioma e che sottraggono linfa vitale al resto dei rami) che, appena individuati, devono essere eliminati. Se non è possibile farlo via via che spuntano, si interverrà in settembre con un unico passaggio.

Ad inizio autunno è molto importante eseguire un trattamento a base di rame (per esempio con poltiglia bordolese alla dose di 30-50 grammi per 10 litri di acqua) che, favorendo un leggero “indurimento” della vegetazione, avrà il duplice scopo di difendere meglio il giovane albero di olivo dai danni da freddo e da possibili attacchi fungini.

Qualora si abbia a disposizione del letame abbastanza paglioso, prima dell'inverno può essere conveniente accumularne uno strato attorno al tronco alla base dell’albero di ulivo per proteggere al meglio le radici dal gelo. Bisogna però poi ricordarsi, verso fine inverno, di scostare il letame dalla base della piantina, altrimenti si potrebbero verificare pericolosi danni alla corteccia per una sorta di allessatura provocata dal letame stesso con il rialzo delle temperature.