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Come coltivare Frutti di Bosco – Guida pratica e consigli

Coltivare frutti di bosco - Il clima ideale

Come coltivare frutti di boscoIl clima della zona in cui si intende avviare la coltivazione dei frutti di bosco è uno dei fattori principali da considerare per scegliere la gamma di piccoli frutti da coltivare e di conseguenza i prodotti da offrire.

Il clima è costituito da diversi elementi, come le precipitazioni, la temperatura dell’aria, l’umidità e il vento, ed è determinato da fattori come la latitudine e l’altitudine, la distanza dal mare e la presenza di venti dominanti.

In Italia, la coltivazione di piccoli frutti rossi è praticata prevalentemente lungo l’arco alpino, con concentrazioni in prossimità delle aree di maggior tradizione della raccolta di piccoli frutti spontanei. Caratteristiche pedoclimatiche adeguate e una buona esposizione solare e al riparo dai venti, sono riscontrabili anche nella fascia collinare dell’Appennino e in molte valli interne. In queste ultime, tuttavia, il freddo eccessivo può danneggiare alcune piante.

L’altitudine massima per la maggior parte dei piccoli frutti rossi coltivabili è di circa 800-1.000 metri sul livello del mare. In generale l’altitudine sul livello del mare influisce sul periodo di maturazione di ciascun frutto di bosco, mentre l’esposizione a Nord e un microclima umido favoriscono l’attacco di crittogame.

Fatta salva questa premessa generale, riportiamo per i principali piccoli frutti di bosco coltivabili alcune indicazioni sul clima più adatto, evidenziando gli elementi che maggiormente interessano le tecniche di coltivazione dei frutti di bosco.

 

Clima per coltivazione Lampone

La pianta di lamponi cresce spontanea sulle montagne fino a 1.000 metri di altitudine e si adatta con facilità ai climi montani. La sua pianta, infatti, può dare buoni frutti fino a un’altezza di 1.500 metri sul livello del mare. L’altitudine media ideale è compresa tra i 700 e i 1.300 metri s.l.m. La differenza di dislivello, tuttavia, influisce sulla maturazione dei frutti, anticipandola o ritardandola.

Questa pianta resiste bene al freddo: i fiori si schiudono in maggio sfuggendo quindi alle gelate primaverili. Se non accuratamente idratato, invece, il lampone soffre le temperature tipiche del clima caldo e siccitoso, come quello che caratterizza il meridione del nostro Paese.

L’adattabilità a climi diversi non è uguale in tutte le varietà di lampone. Per questo motivo, l’obiettivo degli esperti di botanica è individuare nuovi tipi di lampone che possano crescere senza problemi a qualunque temperatura.

Per quanto riguarda il vento, questo può creare gravi danni. I coltivatori delle zone ventose, infatti, si tutelano realizzando delle siepi frangivento ed orientando i filari in modo che non si oppongano alle correnti ventose più frequenti. In queste zone, inoltre, i tralci sono fissati a dei fili, predisposti in modo tale da rimanere stabili anche in caso di forti folate di vento.

Le precipitazioni atmosferiche, infine, non provocano danni al lampone, se non quando il terreno è troppo compatto o quando si verificano in quantità eccessiva durante la fruttificazione, causando l’ammuffimento dei frutti.

 

Clima per coltivazione More senza spine

La mora senza spine è una pianta particolarmente indicata per le zone caratterizzate da climi temperati, in cui cresce spontaneamente in cospicue quantità.

Soffre il vento e l’altitudine oltre la quale non è garantita una regolare fruttificazione di questa pianta è di circa 600/700 metri sul livello del mare. Al di sopra di questa altitudine, infatti, c’è il rischio che una buona parte dei frutti rimanga immatura.

Poiché la maturazione delle more senza spine avviene nei mesi estivi, in questa stagione l’intensità delle radiazioni solari deve essere elevata, per consentire a tutti i frutti di accumulare zuccheri, di perdere acidità e di raggiungere la colorazione nera.

 

Clima per coltivazione Ribes

Il ribes, soprattutto quello rosso, può essere coltivato ad alte quote poiché non teme le basse temperature. Anzi, nella stagione invernale deve essere esposto al freddo per avere poi un normale risveglio vegetativo ed una fruttificazione regolare nel resto dell’anno.

Requisiti essenziali per la coltivazione del ribes sono un prolungato periodo di freddo nella stagione invernale e la possibilità di evitare l’eccessivo calore e siccità. Tuttavia è bene tenere presente che, durante la fioritura, un abbassamento termico può provocare la caduta prematura e anomala dei frutti.

Anche la siccità è nociva ai ribes, soprattutto se è una condizione climatica che si verifica nella tarda primavera, quando l’attività vegetativa è ancora elevata.

 

Clima per coltivazione Uva spina

L’uva spina resiste molto bene ai freddi invernali e non necessita di posizioni soleggiate: nelle zone a mezzogiorno, infatti, l’eccessiva insolazione concorre a determinare una precoce siccità del terreno durante l’estate. Le alte temperature possono provocare fenomeni di filloptosi (caduta abbondante e precoce di foglie) e danni ai frutti.

 

Clima per coltivazioni Mirtilli giganti

La pianta di mirtillo è una specie che si adatta facilmente a climi diversi tra loro, purché temperati. La sua resistenza al freddo invernale è molto elevata, ma si riduce in presenza di neve o nel caso in cui la stagione vegetativa precedente non abbia consentito una sufficiente lignificazione dei rami, come è facile che accada in montagna.

Temperature più elevate sono comunque necessarie durante la maturazione dei frutti, per renderli di qualità e dotarli di un adeguato livello zuccherino. La pianta di mirtillo teme molto la siccità e, per questa ragione, non deve essere posizionata in pieno sole.

 

Coltivare frutti di bosco - Scelta del terreno ideale

Le coltivazioni dei piccoli frutti rossi sono particolarmente adatte alle zone collinari, dove raggiungono le produzioni massime se praticate su terreni leggeri e freschi (vale a dire capaci di trattenere un buon livello di umidità), tendenzialmente argillosi.

Pur non necessitando di lavorazioni particolari, in terreni secchi si rendono necessarie alcune irrigazioni per scorrimento o con impianto a goccia nel periodo della maturazione, al fine di aumentare la produzione unitaria e il grado zuccherino dei frutti.

Un vantaggio di questa coltivazione è che non necessita di terreni ampi, dato il buon rapporto che intercorre tra redditività della coltura e superficie coltivata. Si può quindi ottenere un buon raccolto anche da un terreno di dimensioni limitate. Come per il clima, descriviamo più in dettaglio i terreni ideali dei frutti di sottobosco più comuni.

 

Il terreno per coltivazione Lamponi

La pianta di lamponi cresce con facilità nei terreni leggermente acidi (pH 6-6,5) e ricchi di humus caratterizzati da una discreta permeabilità e ben drenati.

Per sfruttare questa coltivazione si dovranno evitare i terreni calcarei, in cui ferro e manganese sono in gran parte immobilizzati con conseguenze negative sulla coltura, e i terreni troppo pesanti e compatti, dove i ristagni d’acqua che si formano dopo le grandi piogge portano a fenomeni di asfissia radicale che causano la morte delle piante.

Le radici del lampone sono superficiali e si estendono in basso, all’interno del terreno, soltanto fino a 25 cm di profondità. Per questa caratteristica, si rivelano inadatti anche i terreni troppo sciolti, poiché perdono in poco tempo la loro fertilità.

Se non è danneggiato dai parassiti, La pianta di lamponi coltivato su terreni poco calcarei, sub-acidi, ricchi di sostanza organica, freschi e permeabili può essere produttivo anche per molti anni.

 

Il terreno per coltivare More senza spine

La mora senza spine predilige i terreni freschi, fertili, leggermente acidi (pH 6-6,5) e profondi. Se il terreno ha scarse riserve idriche, l’umidità ambientale è bassa, le temperature estive sono elevate o sulla coltivazione soffia vento secco, per ottenere una buona maturazione dei frutti è necessario ricorrere a un’irrigazione regolare. Se le drupe non sono rifornite d’acqua, infatti, non si gonfiano, restando piccole ed asciutte. Ne risulta una produzione scadente.

Inoltre, per evitare maturazioni incomplete, è bene scegliere terreni ben esposti. In linea di massima, tuttavia, la coltivazione delle more senza spine è piuttosto semplice poiché si tratta di una specie rustica e non particolarmente esigente.

 

Il terreno per coltivare Ribes

In generale, la pianta di ribes può dare risultati migliori su terreni soffici, ricchi di humus e leggermente acidi (pH 6,2-6,7). Tuttavia il ribes rosso e quello nero non hanno le stesse esigenze rispetto al terreno, soprattutto nei confronti dell’acidità. Il primo predilige i terreni neutri o subacidi, il ribes nero si adatta meglio ai terreni neutri o subalcalini. Nei terreni poveri le rese risultano molto basse, ma i frutti risultano più aromatici e profumati.

 

Il terreno per coltivare Uva spina

L’uva spina ha una preferenza per i terreni freschi, fertili, organici e leggermente acidi (pH 6-6,5). Sono invece da evitare i terreni sabbiosi e poco fertili.

 

Il terreno per coltivare Mirtilli giganti

La pianta di mirtillo, a differenza del lampone e della mora senza spine, è una pianta acidofila, poiché necessita di un terreno acido con un pH compreso tra 4 e 4,5. Può essere coltivata su suoli poco profondi, ben drenati e organici. Oltre all’acidità, ci sono altre carenze che possono influire sensibilmente sulla quantità e la qualità della produzione di mirtilli. In generale questa coltivazione si adatta bene a terreni vergini o disboscati.

Le possibilità di disporre del terreno necessario per le coltivazioni mirtilli sono diverse. Ciascuna di queste comporta un livello diverso di investimento e/o di costi di gestione. Se non si dispone di un terreno di proprietà, è possibile acquistarlo o affittarlo. La disponibilità di terreni incolti è in molte zone talmente ampia da determinare costi di affitto o di acquisto decisamente contenuti.

 

Coltivazione frutti di bosco - La preparazione del terreno

I piccoli frutti rossi sono coltivazioni caratterizzate da elevata rusticità e, come abbiamo visto, non sono particolarmente esigenti per quanto riguarda le caratteristiche del terreno.

Tuttavia, prima di procedere alla messa a dimora delle piante è necessario prevedere alcune lavorazioni preliminari atte a preparare il terreno a ospitare le cultivar scelte.

I lavori di preparazione del terreno devono essere eseguiti preferibilmente in autunno e in inverno, prima che il terreno geli. Se il terreno è sabbioso, per evitare che le piogge invernali annullino gli effetti della lavorazione può risultare preferibile lavorarlo tra febbraio e marzo.

È, inoltre, opportuno eseguire le lavorazioni primarie su un terreno in buon livello di tempera, quindi non troppo umido o troppo asciutto, evitando sia un eccessivo compattamento sia uno sminuzzamento troppo accentuato.

Le tecniche preparatorie variano, anzitutto, sulla base dell’analisi del terreno: un’indagine chimica volta a individuarne il pH, la dotazione di sostanza organica, il calcare e la conducibilità.

La prima fase, in linea di massima, prevede un’aratura, più o meno profonda, con lo scopo di sollevare e arieggiare il terreno. Si tratta, solitamente, di un processo limitato agli strati superficiali al fine di conservare la naturale fertilità del suolo e non portare in superficie strati di terreno con scarsa fertilità e privi di attività microbica.

A questo punto può essere utile ricorrere alla concimazione tramite concimi organici (letame, compost) o a pratiche colturali che contribuiscono a mantenere o aumentare la fertilità del terreno, come ad esempio il sovescio. Questa pratica consiste nel coltivare frutti di bosco e di sotterrare la massa verde prodotta anziché asportarla dal terreno.

Nel caso dei piccoli frutti rossi, la tecnica che si rivela più adatta è quella del sovescio biennale di favino che richiede due lavorazioni superficiali con fresa o vangatrice. Una lavorazione sarà effettuata nel momento della semina autunnale del favino e l’altra al sovescio primaverile.

In molti casi è possibile ricorrere alla pacciamatura, ovvero a ricoprire il terreno di materiale organico o inorganico con lo scopo di contrastare la germinazione dei semi delle piante infestanti.

Nel caso dei piccoli frutti rossi la pacciamatura solitamente si esegue utilizzando, sulla fila, un tessuto intrecciato o un film plastico, in genere della larghezza di circa un metro. Sul filare è anche possibile eseguire meccanicamente trattamenti diserbanti. Nell’interfilare si taglia l’erba almeno due volte l’anno.

Ogni 4-5 anni è utile, infine, una lavorazione con ripper a circa 40 cm di profondità, specialmente per i terreni che hanno una discreta percentuale di argilla.

Le lavorazioni possono essere eseguite a mano o meccanicamente. Se non si è sufficientemente attrezzati può risultare conveniente ricorrere a lavorazioni eseguite da terzisti.

 

Coltivazione frutti di bosco - La concimazione

La concimazione adatta ai piccoli frutti è organica e superficiale.

Come abbiano visto, durante il primo e il secondo anno di vegetazione delle piante, è importante effettuare il sovescio di favino e diradare la vegetazione erbacea, lasciandola a pacciamatura nell’interfilare. La coltivazione di piccoli frutti rossi non richiede, infatti, concimazioni massicce. Utilizzando concimi organici è possibile coprire i fabbisogni di azoto, fosforo e potassio della maggior parte delle piante.

Tutte le varietà di piccoli frutti di bosco più coltivate hanno un fabbisogno di azoto che si attesta sui 35-45 kg/ha. Fa eccezione il ribes che raggiunge i 60-70 kg/ha.

È graditissimo al lampone un apporto annuo di compost maturo, mentre le altre specie sono meno esigenti e richiedono l’aggiunta di sostanze organiche ogni due anni. Le piante di mirtillo, in particolare, richiedono l’utilizzo di concimi acidificanti e, se la specie è di tipo gigante, è necessario evitare la somministrazione letamica.

I concimi più utilizzati in questo tipo di coltivazione sono a lenta cessione dei principi nutritivi, in grado di svolgere una funzione ammendante: oltre ad apportare sostanze nutritive, migliorano le caratteristiche fisiche del terreno.

I concimi organici sono prevalentemente quelli derivanti dalla fermentazione e umidificazione di deiezioni di bovini, ovini, equini, in molti casi unite a paglia o trucioli o altre sostanze organiche. Qualche volta sono disponibili anche in versione “pellettata”. Il processo di fermentazione e di umidificazione rende la materia organica più facilmente assimilabile da parte delle piante e quindi migliora l’efficacia del fertilizzante. Il più diffuso è il letame bovino.

Nel caso dei piccoli frutti, è possibile compostare il letame con i sarmenti (scarti) della potatura e con torba acida, segatura e altro materiale legnoso di scarto. Questa pratica biologica può ridurre le spese per le concimazioni.

 

Coltivazioni frutti di bosco - L’irrigazione

I piccoli frutti rossi temono l’eccessiva umidità dell’aria e i ristagni d’acqua. L’irrigazione quindi dovrebbe essere, anzitutto, localizzata.

Anche se si sceglie un sistema di irrigazione per scorrimento, infatti, nel periodo della formazione e maturazione dei frutti sarà necessario integrarlo sulle fila con un sistema a goccia.

Si tratta di una tecnica che permette di somministrare l’acqua lentamente ma in modo continuo e localizzato. Di conseguenza consente all’apparato radicale di assorbire la quantità corretta di acqua senza che ne defluisca verso zone in cui non serve. Con questo sistema si utilizzano irrigatori di piccole dimensioni che richiedono sistemi di filtraggio adeguati e pompe e tubazioni mobili o fisse in plastica.

Un requisito indispensabile per una buona irrigazione è che l’acqua sia a temperatura ambiente.

La quantità di acqua necessaria varia in base alla localizzazione, al clima e al tipo di terreno su cui sorge la coltura. Se la coltura è coperta l’irrigazione dev’essere giornaliera.

Di seguito riportiamo alcune indicazioni sul fabbisogno idrico dei piccoli frutti rossi più comunemente coltivati.

 

Irrigazione nella coltivazione Lampone

La pianta di lamponi richiede precipitazioni di almeno 800-900 mm annui, ben distribuite, soprattutto prima della fioritura e dell’ingrossamento dei frutti. In caso d’irrigazione, 25-30 mm di acqua alla settimana possono assicurare buoni raccolti.

 

Irrigazione nella coltivazione Mora senza spine

La mora senza spine necessita di irrigazione solo in casi estremi. L’ingrossamento dei frutti, tuttavia, rappresenta una fase critica: se non vi sono precipitazioni è consigliato garantirgli 25 mm di acqua alla settimana.

 

Irrigazione nella coltivazione Ribes

La pianta di ribes, soprattutto la varietà nera, ha bisogno di acqua (500-800 mm annui) soprattutto nei mesi tra aprile e settembre. Potrebbe essere necessario, quindi, fornirgli un volume di acqua di circa 20-25 mm a settimana.

 

Irrigazione nella coltivazione Uva spina

La pianta di uva spina, al contrario della maggior parte degli altri piccoli frutti, apprezza le precipitazioni abbondanti: 800-1.000 mm annui sono ideali. Se le precipitazioni scarseggiano è consigliato fornirle dai 25 mm ai 40 mm di acqua alla settimana, a seconda del tipo di terreno.

 

Irrigazione nella coltivazione Mirtillo gigante

Per la pianta di mirtillo, l’irrigazione è importante in caso di produzioni elevate. Dall’ingrossamento alla maturazione delle bacche la somministrazione di 25-50 mm di acqua a settimana, in due turni, può far ottenere buoni risultati: il quantitativo può essere soddisfatto, però, anche dalle precipitazioni. A fondovalle è bene prestare attenzione ai ristagni idrici che possono provocare seri danni produttivi alle piante.

 

Cotivare frutti di bosco - La propagazione

La propagazione dei piccoli frutti rossi avviene solitamente per via vegetativa o agamica o asessuata, nota anche come moltiplicazione. In questo caso, una nuova pianta è originata da una porzione di pianta stessa: i rami, le foglie, il fusto o la radice.

Le tecniche principali sono la talea legnosa, la propaggine e la margotta, ovvero la talea ancora attaccata alla pianta madre.

Ciascun piccolo frutto di bosco predilige per la propagazione tecniche differenti. Di seguito descriviamo brevemente le principali.

 

Propagazione della pianta di Lamponi

Viene di solito propagato per via vegetativa; alla propagazione tramite i semi, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, si ricorre soltanto negli istituti di ricerca per ottenere nuove varietà.

I sistemi usati nella pratica sono diversi, ma solo quello mediante polloni radicali (i rami del primo anno) è utilizzato tra gli agricoltori, mentre gli altri sono tenuti in considerazione soltanto dai vivaisti, perché richiedono maggiore cura e strutture apposite.

Quello dei polloni radicali è quindi il sistema più semplice. Si tratta di estirpare i polloni presenti in abbondanza nel lamponeto per poi piantare i lamponi nel luogo prescelto.

L’estirpazione va fatta nei mesi invernali, in fase di riposo vegetativo, scegliendo i polloni che andrebbero comunque eliminati, perché in soprannumero o perché esterni al filare. Da questi si scartano quelli meno vigorosi e quindi con poche radici, mentre gli altri vengono cimati a circa 40 cm e utilizzati.

 

Propagazione della pianta di More senza spine

La scelta del metodo di propagazione vegetativa di piante di rovo può spaziare tra più sistemi di facile esecuzione, tra i quali si sceglierà quello più adeguato sulla base del numero di piante che si desidera produrre.

Con la moltiplicazione per talee, ad esempio, è possibile produrre un numero elevato di piantine. Con gli altri metodi se ne possono produrre di meno ma con il vantaggio di non richiedere strutture apposite.

Elenchiamo di seguito le tecniche più comuni:

- talea erbacea: con questo metodo, si utilizzano parti di pianta provviste di gemme che sono staccate dalla pianta madre e indotte a sviluppare germogli e radici. La propagazione per talea erbacea può essere effettuata solo con speciali accorgimenti, primo fra tutti la disponibilità di una serra con impianto di nebulizzazione.

- propaggine: si ottiene piegando ad arco un ramo del primo anno (pollone) in modo tale da interrare la parte mediana dalla quale si sviluppano le radici. L’esecuzione è semplice ma, in genere, dà origine a piantine caratterizzate da un apparato radicale non perfettamente sviluppato.

- capogatto o margotta di punta: questo metodo consiste nell’interrare la parte che si trova all’apice dei germogli, ancora collegati con la pianta madre, che in questo modo hanno la possibilità di mettere radici. In seguito, si taglia il collegamento tra le due piante ottenendone una nuova.

 

Propagazione della pianta di Ribes

Il ribes radica facilmente per talea legnosa, con una percentuale di radicazione che, pur variando da specie a specie, si aggira intorno all’80%. Il materiale di propagazione, costituito da rami sani e ben lignificati, deve essere raccolto durante il periodo invernale di riposo vegetativo e va conservato, in sacchi di polietilene per evitarne la disidratazione, in una cella frigorifera alla temperatura di 1-3°C.

In alternativa, è possibile collocare i rami da utilizzare in un luogo freddo, stratificandoli nella sabbia leggermente inumidita. Le talee, della lunghezza di 12-15 cm, vanno messe a dimora in primavera, in aiuole della larghezza di 1 metro, distanziandole di 10-15 cm. Per evitare l’onere delle diserbature e mantenere la freschezza del suolo, le aiuole possono essere pacciamate con film plastico nero.

 

Propagazione della pianta di Uva Spina

A differenza del ribes, l’uva spina radica un po’ meno facilmente per talea. La propagazione dell’uva spina viene effettuata con maggior successo per propaggine o per margotta di ceppaia. Il periodo di propagazione è compreso tra novembre e marzo.

 

Propagazione della pianta di Mirtillo gigante

La sua propagazione avviene soltanto per talea. L’elevato costo delle piante reperibili in commercio è dovuto sia a questo fattore sia alla difficoltà di radicazione delle talee.

Per la propagazione tramite talea, sono possibili due metodi:

- talee legnose: durante il periodo di riposo invernale si prelevano alcuni rami dell’anno precedente, scelti perché sani e forti; da questi si elimina il tratto terminale, in modo da avere talee di circa 10 cm. Quando non vi sono più pericoli di gelate, le talee vengono messe a radicare in cassoni parzialmente riempiti con torba inumidita.

- talee erbacee: sono costituite da germogli ricchi di foglie, che vengono delicatamente strappati e non recisi dalle piante in vegetazione. In questo modo, infatti, hanno una porzione basale ben allargata. Il periodo più indicato per compiere queste operazioni è quello che segna la fine della primavera e l’inizio dell’estate, quando i germogli hanno finito il loro sviluppo ed è possibile notare la formazione della gemma terminale.

 

Coltivare frutti di bosco - L’impianto dei piccoli frutti rossi

L’impianto si rende indispensabile per garantire alle piante il sostegno di cui necessitano. Infatti, la coltivazione dei piccoli frutti rossi può essere realizzata anche in pieno campo e senza rendere necessaria la costruzione di particolari strutture, fatti salvi pali e fili in grado di sostenere l’arco e la cima della coltura.

Per La pianta di lamponi, il ribes e l’uva spina, le strutture di sostegno impiegate per le suffrutici (la pianta suffrutice è una pianta perenne con base legnosa da cui ogni anno sono emessi i nuovi getti erbacei che seccano dopo aver fruttificato) sono i pali di castagno o cemento, ognuno ogni 5-6 metri sul filare e un solo filo in plastica o ferro zincato a circa 1 metro di altezza a cui legare le branche a frutto.

Per le more senza spine tardive vengono utilizzati pali in cemento emergenti per 2 metri e due-tre fili sul filare.

Di seguito riportiamo i sesti di impianto più diffusi per i vari frutti, vale a dire la distanza tra una piantina e l’altra sulla fila e la distanza tra una fila e l’altra.

 

Lampone: n. 800 piante su 1.000 mq. Distanze: 0,5 metri sulla fila, 2 metri nell’interfila.

More senza spine: n. 200 piante su 1.000 mq. Distanze: 1,5 metri sulla fila, 3 metri nell’interfila.

Ribes: n. 400 piante su 1.000 mq. Distanze: 1 metri sulla fila, 2,5 metri nell’interfila.

Uva Spina: n. 500 piante su 1.000 mq. Distanze: 1 metri sulla fila, 2 metri nell’interfila.

Per il mirtillo gigante, le cui piante assumono grossa taglia, è possibile adottare sesti di 2,5 m x 2,5 m o di 3 m x 2 m. Le distanze possono essere ridotte a 2,5 m tra le file e a 1,5 m tra cespuglio e cespuglio quando le condizioni pedoclimatiche inducono uno sviluppo più modesto.

La durata degli impianti di piccoli frutti può essere limitata artificialmente a causa dell’affermarsi di nuove varietà sul mercato, poiché le piante si rinnovano annualmente, senza l’intervento dell’uomo, con i polloni radicali.

Al secondo anno, la produzione è già remunerativa delle spese d’esercizio; dal terzo anno in poi, ha inizio la piena produzione dei piccoli frutti rossi, eccezion fatta per la pianta di mirtillo che entra “a regime” in genere a partire dal 4°-5° anno.

 

Coltivare frutti di bosco - Forme di allevamento e potatura

La maggior parte dei piccoli frutti rossi può essere allevata con il sistema a spalliera o contro spalliera, in particolare le varietà unifere, cioè quelle che fruttificano una sola volta nell’anno. Con il sistema a spalliera i polloni sono contenuti all’interno di una doppia coppia di fili o legati ad una coppia di fili. Fa eccezione la pianta di mirtillo che, solitamente, è allevata a cespuglio e necessita di più attenzione nelle operazioni di potatura.

 

Forma di allevamento della pianta di Lamponi

Si allevano 4-5 polloni iniziali, cimandoli al secondo anno ad un metro d’altezza. Durante la produzione, si rinnovano annualmente le branche fruttifere scegliendo i migliori 4-5 polloni radicali che si spuntano ad un metro dal suolo e si legano al filo. Le branche che hanno fruttificato seccano e quindi in inverno è necessario rimuoverle.

 

Forma di allevamento della pianta di More senza spine

Si allevano 3-4 polloni iniziali e si legano piegati ai fili dal più basso all’inizio, al terzo filo durante la produzione. Ogni anno si rinnovano le branche fruttifere eliminando le vecchie che hanno già effettuato la loro produzione.

Forma di allevamento della pianta di Ribes e Uva Spina. Le 8-9 branche portanti del cespuglio sono poliennali e si sostituiscono scalarmente, 2-3 l’anno, con i polloni radicali.

 

Forma di allevamento della pianta di Mirtillo gigante

Le operazioni di potatura delle piante di mirtilli giganti vanno limitate al minimo in modo da favorire con altri interventi colturali (concimazione, irrigazione e pacciamatura) un rapido sviluppo vegetativo delle piante e ridurre il periodo improduttivo a 2-3 anni.

Se non si provvede alla potatura annuale, però, la troppo abbondante fruttificazione va a scapito delle dimensioni dei frutti e dello sviluppo vegetativo delle piante.

Il carico produttivo, comunque, deve essere equilibrato in funzione delle potenzialità delle piante, stimolando allo stesso tempo lo sviluppo di germogli vigorosi in grado di assicurare una buona produzione nell’anno successivo. Se le piante sono in buone condizioni vegetative, ogni anno emettono dalla base numerosi germogli destinati a sostituire le vecchie branche, che devono essere rinnovate dopo 4-5 anni.

 

Coltivare frutti di bosco - La difesa antiparassitaria

La coltivazione di piccoli frutti non necessita di interventi antiparassitari mirati, se non nel caso di invasioni da parte di particolari parassiti o crittogame. È tuttavia possibile salvaguardare le colture sfruttando alcune tecniche preventive.

Ad esempio, i filari dovrebbero essere disposti sul lato lungo della coltivazione ma in serie inferiori a 10. È inoltre possibile recintare gli impianti con piante in grado di distogliere i parassiti dai piccoli frutti. Infine, è importante ripulire i filari da frutti caduti, in modo che questi non possano alimentare le larve di nuovi parassiti. Di seguito descriviamo, per ciascun frutto, i principali agenti patogeni e i metodi di lotta antiparassitaria.

 

Difesa antiparassitaria della pianta di Lampone

La pianta di lamponi viene talvolta attaccato da parassiti che possono provocare il deperimento progressivo della pianta o causare danni localizzati che vengono ritenuti pericolosi soprattutto in presenza dei frutti.

Gli agenti patogeni sono numerosi e si dividono in tre categorie a seconda che si tratti di parassiti animali, vegetali, o virus. Tra i primi sono causa di gravi danni i vermi dei frutti, le larve ed i coleotteri che si trovano nei frutti maturi e gli afidi di varie specie che succhiano la linfa dalle foglie delle piantine. Tra i parassiti vegetali i più temibili sono la muffa grigia e l’oidio. La prima si sviluppa in ambienti particolarmente umidi o dopo piogge abbondanti. L’oidio, invece, indebolisce notevolmente gli apici vegetativi attaccati. I numerosi tipi di virus che attaccano La pianta di lamponi ne causano l’indebolimento, il nanismo e vistose alterazioni, come l’arricciamento e il mosaico delle foglie che presentano chiazze gialle.

Il metodo più valido per combattere tutti questi agenti parassitari è la prevenzione concepita come applicazione di tutte le pratiche agronomiche che rendono le piante più resistenti agli attacchi (laute concimazioni, drenaggio del terreno, mantenimento di una vegetazione non troppo fitta ecc.).

 

Difesa antiparassitaria della pianta di More senza spine

Le piante di rovo sono abbastanza rustiche, quindi resistenti agli attacchi di parassiti e virus. Nelle piccole coltivazioni, infatti, in genere non vengono effettuati trattamenti antiparassitari. Su superfici più estese, invece, vengono effettuati interventi 4 o 5 volte l’anno.

I parassiti da combattere sono la muffa grigia e il ragno rosso. Ma La mora senza spine può essere colpito anche dalle virosi (malattie che si manifestano con colorazioni a mosaico delle foglie, con nanismo e riduzione delle capacità produttive della pianta).

La difesa, in questo caso, deve essere preventiva e basata sull’uso di materiale sano per la realizzazione di nuovi impianti. Dopo aver accertato la presenza della virosi, infatti, non è possibile curare le piante.

 

Difesa antiparassitaria della pianta di Ribes e Uva Spina

Le avversità che colpiscono il ribes e l’uva spina possono essere di origine parassitaria, dovute alla presenza di agenti patogeni animali o di virus, e non parassitari, imputabili a situazioni ambientali che provocano danni di varia origine alla coltura.

Tra le situazioni patologiche di origine non parassitaria, particolare attenzione deve essere dedicata ad eventuali gelate tardive che compromettono l’allegazione (prima fase dello sviluppo dei frutti) o, all’opposto, alle scottature subite dalle foglie quando restano esposte al sole per un prolungato periodo di tempo.

In quest’ultimo caso, la principale preoccupazione del coltivatore deve essere volta ad impedire che le condizioni di elevata insolazione si protraggano per alcuni giorni. Se questo accade, infatti, sono i rami stessi a subire danni, fattore che causa gravi conseguenze per tutta la coltivazione.

Per quel che concerne gli agenti patogeni animali, vegetali o virus che provocano le malattie parassitarie, prima di predisporre un calendario di trattamenti insetticidi e anticrittogamici è necessario osservare quali parassiti sono presenti in quantità tali da essere causa di ingenti danni.

Solo contro di essi, infatti, è opportuno effettuare una drastica lotta chimica. In generale, comunque, ribes ed uva spina possono essere soggetti a malattie e a danni provocati da insetti ed acari che possono compromettere la “salute” e la produttività delle piante.

 

Difesa antiparassitaria della pianta di Mirtillo gigante

Per il mirtillo sono le avversità non parassitarie a dare i maggiori problemi (il gelo, la grandine, la siccità e l’inadeguatezza del terreno di coltura) mentre generalmente non si rende necessario alcun intervento né contro gli insetti né contro le crittogame.

Altri problemi possono essere causati dai virus, contro i quali l’unica lotta possibile è quella preventiva attuata mediante l’uso di piantine sane con l’eventuale lotta agli insetti vettori.

È consigliabile l’adozione di reti antigrandine che da una parte proteggono le piante dalla grandine che danneggia i frutti, dall’altra evitano che gli uccelli saccheggino la produzione proprio quando si ci appresta alla raccolta.

 

Coltivare frutti di bosco - La raccolta dei frutti rossi

La raccolta dei piccoli frutti rossi è molto laboriosa ed incide notevolmente sui costi di produzione. Per dare un’idea dell’impegno necessario, si può considerare che il fabbisogno di manodopera per ettaro in alcune regioni raggiunge le 310 giornate annue contro le 100 di un comune frutteto.

In generale, per la produzione da consumare fresca, è insostituibile la raccolta manuale, che è l’operazione colturale che richiede maggior tempo, anche perché la maturazione delle bacche è scalare e dura fino a 30/40 giorni.

I prodotti assorbiti dall’industria di trasformazione possono essere raccolti a macchina, per scuotimento. In questo caso, bisogna, però, fare attenzione a non sciupare i frutti. In particolare, la raccolta meccanizzata è possibile soprattutto per alcune varietà di frutti.

La raccolta manuale consente di spuntare buoni prezzi di vendita, vista la qualità del prodotto, e di non spendere ingenti somme per l’acquisto di una macchina raccoglitrice. La scelta di noleggiare una macchina così specifica, per il breve periodo di raccolta, in zone dove non sono diffuse queste coltivazioni è difficilmente praticabile e non sempre conveniente. Lo è, invece, nel caso in cui le superfici coltivate siano consistenti.

 

Raccolta pianta di Lamponi

In media un lamponeto entra in piena produzione al terzo anno, anche se è produttivo già nel primo anno dopo l’impianto. La durata dell’impianto è di circa 8/10 anni.

L’epoca di maturazione dei frutti muta a seconda del clima e della varietà. In genere, comunque, per le varietà unifere, avviene nei mesi di giugno e luglio, mentre le rifiorenti danno un raccolto in giugno e uno in settembre-ottobre.

La raccolta è effettuata a mano.

Nonostante questo non risulta essere faticosa perché i frutti sono distribuiti in modo da poter essere raccolti stando in posizione eretta. La raccolta deve essere compiuta nelle prime ore del mattino prestando attenzione a non prelevare dalla pianta frutti troppo maturi, poiché si conserverebbero troppo poco, e quelli con segni anche molto piccoli di muffa e marciume.

Gli interventi di raccolta sono giornalieri o a giorni alterni nel pieno della fruttificazione, mentre all’inizio e alla fine del periodo di maturazione, che si protrae per 20-30 giorni, avvengono ogni 3/4 giorni.

La resa di raccolta oscilla tra 3 kg e 4 kg l’ora. Una possibilità interessante per impianti di grosse dimensioni è quella di potare La pianta di lamponi in modo da avere solamente una produzione ogni due anni.

Questo si ottiene alternando un anno in cui si eliminano tutti i polloni, man mano che nascono, mantenendo invece i tralci fruttiferi, ad uno in cui, dopo la potatura invernale dei tralci che hanno fruttificato, si lasciano sviluppare tutti i nuovi polloni.

Il vantaggio di questo metodo consiste nel fatto che la potatura e la legatura sono molto semplificabili e quindi anche meccanizzabili. La produzione del biennio non si riduce della metà, ma di circa il 20% rispetto a quella ottenuta nei lamponeti tradizionali. Con questo sistema, si ottiene inoltre un lieve anticipo nella maturazione.

 

Raccolta pianta di More senza spine

Una pianta di rovo entra in produzione al secondo anno d’impianto ed ha una longevità di circa 12 anni. Le produzioni possono anche superare i 10 quintali/1.000 mq circa, con una media di 4-6 kg di frutti per pianta.

Le more senza spine devono essere raccolte quando sono mature e scure, facendo il possibile per impedire la facile disidratazione a cui sono soggette. La raccolta si effettua esclusivamente a mano a causa della ridotta consistenza dei frutti. La resa della raccolta varia dai 6 agli 8 Kg di prodotto per ora.

 

Raccolta pianta di Ribes

Sia per il ribes rosso, sia per quello nero, affinché la pianta entri in piena produzione, bisogna attendere dai tre ai cinque anni. Poi l’impianto si mantiene produttivo per circa 10 anni. Il periodo di raccolta si estende da giugno a luglio.

A differenza di quanto accade per la pianta di mirtillo, per il ribes si raccoglie l’intero grappolo, quando tutte le bacche sono mature.

È possibile raccoglierne dai 5 ai 7 kg l’ora. In questa fase, sono necessari alcuni accorgimenti, come quello di non raccogliere frutti bagnati, perché ammuffiscono facilmente; inoltre non si deve far trascorrere troppo tempo dalla data di piena maturazione e la raccolta stessa.

Nell’impossibilità di trasportare direttamente al luogo di destinazione i frutti, dopo la raccolta, è opportuno conservarli in celle frigorifere. Quasi tutta la produzione è destinata all’industria di trasformazione.

 

Raccolta pianta di Uva spina

Come per il ribes e a differenza di altri piccoli frutti rossi, l’uva spina può essere raccolta in una sola passata, attendendo che la totalità del prodotto sia matura. La resa è molto variabile a seconda delle aree di produzione e della specie di uva spina, ma mediamente si aggira sui 3/4 Kg per pianta. In Italia la raccolta è effettuata a mano con rese orarie di 3-8 Kg l’ora.

 

Raccolta pianta di Mirtillo gigante

Benché la pianta di mirtillo produca bacche fin dal primo anno d’impianto, la raccolta, nei primi anni, è scarsa e fino al sesto anno non si può parlare di produzione piena. Le piante di mirtillo hanno una longevità anche superiore al secolo; per assicurare una produzione costante, è necessario, nel corso degli anni, procedere a tagli di ringiovanimento, che portano ad un graduale ricambio della parte aerea.

Ogni pianta di mirtillo gigante può produrre da 2 a 4 kg di mirtilli l’anno. La raccolta si inizia a metà giugno e si protrae per più di un mese. Le bacche sono riunite in grappoli, ma la maturazione all’interno di questi non è contemporanea e bisogna, quindi, effettuare una cernita dei frutti più maturi, facendo attenzione a non schiacciarli. Nelle coltivazioni di grandi superfici, si va sempre più diffondendo la raccolta meccanizzata.

 

Coltivare frutti di bosco - Il confezionamento dei piccoli frutti

I piccoli frutti rossi sono estremamente delicati e, se destinati al consumo fresco, devono essere confezionati e presentati in modo idoneo. Quando è possibile, è preferibile il confezionamento sul campo in modo tale da ridurre al minimo le manipolazioni del prodotto maturo.

Il metodo più diffuso si basa sull’utilizzo di confezioni ad hoc realizzate in plastica a forma di cestino o vaschetta per un contenuto limitato di prodotto (normalmente da 125 gr a 250 gr, adagiati in strato sottile). Tali confezioni vengono trasportate in cassette in legno o plastica da 10-12 contenitori e, a volte, guarnite con foglie di castagno o altre decorazioni verdi.

Vale la pena sottolineare che, per un singolo produttore, confezionare adeguatamente i piccoli frutti rossi, con imballaggi curati, può sicuramente essere utile per creare un’immagine di un prodotto fresco, genuino e di qualità.

Per le destinazioni industriali del prodotto, sono richieste minori cure. Un plateau, infatti, può contenere 4-6 kg di frutti sistemati alla rinfusa. Inoltre, è utile sapere che i commercianti e i grossisti possono richiedere specifiche modalità di confezionamento, alle quali il produttore dovrà conformarsi.

Anche sul piano della confezione bisogna tenere presente che il prodotto italiano può avere un futuro soltanto se di qualità, dato che la concorrenza dell’Est Europeo è particolarmente agguerrita, soprattutto per i ridotti costi della manodopera che incide enormemente sui costi di raccolta di questi prodotti. Il materiale utilizzato nel confezionamento e le informazioni presenti in etichetta dovrebbero trasmettere immediatamente i valori della propria attività, come l’attenzione per la qualità e il rispetto per l’ambiente.

 

Coltivare frutti di bosco - La conservazione e la trasformazione dei piccoli frutti rossi

I piccoli frutti rossi sono caratterizzati da un’alta deperibilità e dopo la raccolta si conservano allo stato fresco per pochi giorni.

Per prolungare il periodo di conservabilità, i piccoli frutti rossi possono essere raffreddati immediatamente dopo la raccolta in celle di prerefrigerazione. Successivamente vanno tenuti in un ambiente ricco di anidride carbonica, alla temperatura di 0°C e con un’umidità relativa di circa il 90%. La pianta di lamponi così condizionato, per esempio, può essere conservato per circa due settimane.

Anche le more senza spine hanno un tempo di conservabilità limitato a pochi giorni. Può essere protratto se le more, appena raccolte, vengono poste in frigorifero (2°-3°C) o in atmosfere controllate con bassi tenori di ossigeno e di anidride carbonica.

Il ribes e l’uva spina, se raccolti sani, integri e alla giusta maturazione, si conservano per periodi di tempo piuttosto lunghi, circa 30-40 giorni, con la semplice refrigerazione. Per prolungare il periodo di conservazione fino a 6 settimane, il prodotto va posto in celle refrigerate (+1°C) dopo essere stato sigillato con film plastico in pacchetti, in un ambiente ricco di anidride carbonica.

A differenza di lampone, more senza spine o mirtillo nero, facilmente deperibili, i mirtilli giganti, se sani e raccolti accuratamente, possono essere conservati a 0°C anche per 4 settimane. In alternativa alla refrigerazione in atmosfera normale è stata sperimentata con successo quella in atmosfera arricchita di anidride carbonica, che consente di mantenere i frutti perfettamente integri per 6 settimane.

Oltre alla vendita del prodotto fresco, per un produttore che sceglie di vendere sul mercato locale può risultare interessante valutare le possibilità di trasformazione del proprio raccolto.

I prodotti finiti dovranno essere realizzati con materie prime fresche e di qualità, attraverso procedimenti artigianali e tali da non alterare le proprietà organolettiche dei piccoli frutti.

È possibile produrre succhi naturali composti dal 100% di frutta, ma anche sciroppi e bevande che prevedono l’aggiunta di acqua e zucchero. Per produrre succhi di frutta naturali, è necessario che i frutti siano caratterizzati dalla stabilità del colore e da una quantità equilibrata di zuccheri e di acidi.

Nel caso delle confetture e delle gelatine, tutti i piccoli frutti sono adatti alla loro produzione. I passaggi di questa trasformazione non sono complessi e possono essere realizzati anche senza l’ausilio di attrezzature sofisticate. Si tratta sostanzialmente di procedere al lavaggio, alla cottura sottovuoto, al confezionamento e all’etichettatura della materia prima.

Un altro utilizzo, limitatamente alle more senza spine ed ai mirtilli, che hanno una consistenza maggiore rispetto agli altri piccoli frutti rossi, è quella del solid pack. Si tratta semplicemente della conservazione in scatola con la quale i piccoli frutti sono immersi in uno sciroppo leggero che contiene il 20% di zucchero. Con questo metodo, solitamente, si preparano i mirtilli e le more destinati agli usi di pasticceria.

Per quanto riguarda invece la conservazione a lungo termine, questa può avvenire tramite le tecniche di surgelazione e di congelazione. I piccoli frutti rossi così trattati possono essere venduti surgelati nei punti vendita oppure destinati a varie lavorazioni per prodotti industriali.

Nel caso della congelazione, quando i frutti vengono nuovamente riportati a temperatura ambiente, non si presentano più integri. I cristalli di ghiaccio che si sono formati al loro interno, in fase di raffreddamento, lacerano i tessuti che compongono il frutto stesso, ne compromettono la struttura interna e causano la fuoriuscita del succo al momento dello scongelamento. In questo modo, il prodotto non può essere utilizzato per il consumo diretto. A tale procedimento si fa quindi ricorso soltanto quando è necessario stoccare i frutti in tempo di piena produzione, per distribuire in seguito le vendite.

Nel caso della surgelazione, invece, la temperatura di raffreddamento viene raggiunta in tempi molto brevi ed i cristalli di ghiaccio che si sono formati a seguito del raffreddamento sono molto piccoli e non portano quindi alla rottura delle molecole che compongono i frutti al momento dello scongelamento.

Per questa loro caratteristica, i frutti surgelati sono destinati al consumo diretto o alla guarnizione di dolci o gelati, dove è importante che siano integri e di bell’aspetto.

La riuscita della surgelazione varia a seconda dei frutti. È ottima per il mirtillo perché ha una elevata consistenza; meno buona per le more senza spine, il ribes e i lamponi; per questi ultimi è inevitabile la perdita del succo in fase di scongelamento.