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Clementine (Ibrido Mandarino-Arancio)

vaso 22, h. cm. 60/80

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30,80 € (Prezzi Iva inclusa)

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Guida messa a dimora alberi da fruttaSchema piantagione alberi da fruttoPiantagione Piante da frutto
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Nota: L'aspetto della pianta inviata potrebbe leggerrmente differire rispetto alla foto campione pubblicata, sia per la stagionalità (presenza/assenza di foglie), sia perchè nel mondo vegetale ogni esemplare è ovviamente unico.

Il clementino appartiene alla famiglia delle Rutacee, al genere Citrus ed alla specie clementina. Attualmente è il mandarancio più diffuso, infatti è un ibrido ottenuto incrociando il mandarino e l’arancio amaro. È un piccolo albero robusto, più vigoroso del mandarino, con chioma tondeggiante ed espansa, i rami talvolta sono spinosi; le radici sono fittonanti e si sviluppano in profondità. Le foglie sono sempreverdi, lanceolate, verdi ed i piccioli hanno delle piccole ali. I fiori sono piccoli, bianchi, profumati, singoli o aggregati; la fioritura è abbondante ma la messa a frutto è piuttosto tardiva. L’impollinazione è entomofila, operata dalle api e da altri insetti pronubi. Il frutto, la clementina, è una bacca di piccola pezzatura, detta anche esperidio, ben rotondo, con una buccia liscia o leggermente rugosa, sottile, che si stacca facilmente dall’endocarpo e di color arancione. L’endocarpo è suddiviso in diversi spicchi delimitati da sottili pareti membranose contenenti la polpa succosa, dolce, di color arancione intenso e profumata. I semi, se presenti, sono piccoli ed appuntiti a un’estremità.

Clima e terreno
Il clementino, come tutti gli agrumi, preferisce i climi temperati caldi, l’ambiente ideale è il bacino del Mediterraneo; ha una resistenza al freddo migliore rispetto al mandarino, però possiede una fioritura e fruttificazione lenta ed irregolare perché risente parecchio degli sbalzi termici. Le temperature inferiori allo zero possono danneggiare gli alberi; la pianta vegeta senza problemi con valori termici compresi tra 13 e 30 °C, mentre al di sopra dei 40 °C si verificano danni da alte temperature. L’albero preferisce gli ambienti in pieno sole, però riparati dai venti che possono provocare rottura dei rami e disseccamento delle foglie dei giovani germogli, altrimenti bisogna costituire delle barriere frangivento. Il clementino predilige i terreni sciolti, di medio impasto, profondi, fertili, ben drenati, con pH vicino alla neutralità e con un buon contenuto di sostanza organica cosicchè il suolo sia ben areato; mentre rifugge quelli compatti, eccessivamente calcarei e salini. I primi ibridi sono stati ottenuti in Algeria ad inizio ‘900; attualmente è coltivata soprattutto in Tunisia, Algeria, Spagna, Italia (Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata) e negli Stati Uniti.

Tecniche di coltivazione
I sesti d’impianto sono di 5-6 X 4-5 m, con una densità compresa tra 300 e 500 piante/ha. La forma di allevamento adottata è il globo a chioma piena, con le branche inserite sul fusto a 40-50 cm da terra. Questo sistema facilita le cure colturali come potatura e raccolta, protegge la pianta dall’elevata insolazione e dai venti forti, ostacola la crescita delle erbe infestanti intorno all’albero grazie all’ombreggiamento e favorisce una rapida entrata in produzione in quanto necessita di poche operazioni di potatura in fase d’allevamento. Gli interventi di potatura, effettuati manualmente ed annualmente prima dopo la raccolta, consistono nel diradare i succhioni, i rami secchi o deperiti, di sfoltire le branchette all’interno della pianta per evitare l’affastellamento dei rami, per consentire il passaggio dell’aria e dei raggi solari. La concimazione viene eseguita in inverno con fosforo e potassio, alla ripresa vegetativa con azoto; nel caso di carenze di microelementi si può ricorrere alla concimazione fogliare. Durante l’estate le precipitazioni sono scarse per cui bisogna intervenire con l’irrigazione; il sistema più impiegato è quello a goccia, tenendo i gocciolatoi lontani dalla chioma in modo da evitare l’instaurarsi dei marciumi del colletto.

Raccolta e parassiti
La raccolta si effettua manualmente e una sola volta da fine ottobre a gennaio; poiché non maturano dopo la raccolta, devono essere prelevati al giusto stadio di maturità. Gli indici di maturazione più applicati per l’epoca ottimale di raccolta sono il colore di buccia e polpa, il contenuto in succo (40 %), il contenuto di zuccheri ed acidi ed il rapporto solidi solubili/acidi. Tra i parassiti i funghi più pericolosi sono i marciumi radicali e del colletto, mentre tra gli insetti va fatta molta attenzione alla mosca della frutta.

Scheda tratta dal sito: http://www.giardinaggio.org/clementino.asp

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Clementine (Ibrido Mandarino-Arancio) http://www.vivaigabbianelli.it/2150-large/clementine-ibrido-mandarino-arancio.jpg

Il clementino appartiene alla famiglia delle Rutacee, al genere Citrus ed alla specie clementina. Attualmente è il mandarancio più diffuso, infatti è un ibrido ottenuto incrociando il mandarino e l’arancio amaro. È un piccolo albero robusto, più vigoroso del mandarino, con chioma tondeggiante ed espansa, i rami talvolta sono spinosi; le radici sono fittonanti e si sviluppano in profondità. Le foglie sono sempreverdi, lanceolate, verdi ed i piccioli hanno delle piccole ali. I fiori sono piccoli, bianchi, profumati, singoli o aggregati; la fioritura è abbondante ma la messa a frutto è piuttosto tardiva. L’impollinazione è entomofila, operata dalle api e da altri insetti pronubi. Il frutto, la clementina, è una bacca di piccola pezzatura, detta anche esperidio, ben rotondo, con una buccia liscia o leggermente rugosa, sottile, che si stacca facilmente dall’endocarpo e di color arancione. L’endocarpo è suddiviso in diversi spicchi delimitati da sottili pareti membranose contenenti la polpa succosa, dolce, di color arancione intenso e profumata. I semi, se presenti, sono piccoli ed appuntiti a un’estremità.

Clima e terreno
Il clementino, come tutti gli agrumi, preferisce i climi temperati caldi, l’ambiente ideale è il bacino del Mediterraneo; ha una resistenza al freddo migliore rispetto al mandarino, però possiede una fioritura e fruttificazione lenta ed irregolare perché risente parecchio degli sbalzi termici. Le temperature inferiori allo zero possono danneggiare gli alberi; la pianta vegeta senza problemi con valori termici compresi tra 13 e 30 °C, mentre al di sopra dei 40 °C si verificano danni da alte temperature. L’albero preferisce gli ambienti in pieno sole, però riparati dai venti che possono provocare rottura dei rami e disseccamento delle foglie dei giovani germogli, altrimenti bisogna costituire delle barriere frangivento. Il clementino predilige i terreni sciolti, di medio impasto, profondi, fertili, ben drenati, con pH vicino alla neutralità e con un buon contenuto di sostanza organica cosicchè il suolo sia ben areato; mentre rifugge quelli compatti, eccessivamente calcarei e salini. I primi ibridi sono stati ottenuti in Algeria ad inizio ‘900; attualmente è coltivata soprattutto in Tunisia, Algeria, Spagna, Italia (Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata) e negli Stati Uniti.

Tecniche di coltivazione
I sesti d’impianto sono di 5-6 X 4-5 m, con una densità compresa tra 300 e 500 piante/ha. La forma di allevamento adottata è il globo a chioma piena, con le branche inserite sul fusto a 40-50 cm da terra. Questo sistema facilita le cure colturali come potatura e raccolta, protegge la pianta dall’elevata insolazione e dai venti forti, ostacola la crescita delle erbe infestanti intorno all’albero grazie all’ombreggiamento e favorisce una rapida entrata in produzione in quanto necessita di poche operazioni di potatura in fase d’allevamento. Gli interventi di potatura, effettuati manualmente ed annualmente prima dopo la raccolta, consistono nel diradare i succhioni, i rami secchi o deperiti, di sfoltire le branchette all’interno della pianta per evitare l’affastellamento dei rami, per consentire il passaggio dell’aria e dei raggi solari. La concimazione viene eseguita in inverno con fosforo e potassio, alla ripresa vegetativa con azoto; nel caso di carenze di microelementi si può ricorrere alla concimazione fogliare. Durante l’estate le precipitazioni sono scarse per cui bisogna intervenire con l’irrigazione; il sistema più impiegato è quello a goccia, tenendo i gocciolatoi lontani dalla chioma in modo da evitare l’instaurarsi dei marciumi del colletto.

Raccolta e parassiti
La raccolta si effettua manualmente e una sola volta da fine ottobre a gennaio; poiché non maturano dopo la raccolta, devono essere prelevati al giusto stadio di maturità. Gli indici di maturazione più applicati per l’epoca ottimale di raccolta sono il colore di buccia e polpa, il contenuto in succo (40 %), il contenuto di zuccheri ed acidi ed il rapporto solidi solubili/acidi. Tra i parassiti i funghi più pericolosi sono i marciumi radicali e del colletto, mentre tra gli insetti va fatta molta attenzione alla mosca della frutta.

Scheda tratta dal sito: http://www.giardinaggio.org/clementino.asp

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